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Silevr Hair

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Silver hair

“Dovresti cambiare acconciatura” esordì all'improvviso l'uomo senza un apparente motivo per cominciare un discorso simile.
Polnareff strabuzzò gli occhi incredulo “Che??!” non riuscì a contenere lo shock “Cosa vorresti dire? I miei capelli sono assolutamente perfetti!” gli fece notare, seguendo il profilo della propria acconciatura con le mani.
Avdol lo guardò perplesso “Non lo metto in dubbio. Solo... potresti provare qualcosa di diverso”
Polnareff inarcò un sopracciglio “Tipo?”
L'amico fece spallucce e svuotò la tazza di te che teneva tra le dita “Non so” guardò altrove disinteressato “Qualcosa di più semplice”
L'espressione perplessa del ragazzo francese non cambiò di una virgola “Semplice?” ripeté “Proprio tu parli di acconciature semplici”
Avdol fu colto impreparato e si schiarì la voce “Che c'entra! Dicevo così, per dire... Pensavo solo che ci staresti bene” concluse e si allontanò dal tavolino del bar prima che l'altro potesse rispondere qualunque cosa.
Polnareff rimase solo e stordito: che cavolo gli era preso e perché lo aveva mollato lì così?
“Bah! Che può saperne quel bastardo di acconciature fashion!” accavallò le gambe e si portò la tazza alle labbra godendosi il te ed un po' di relax prima di essere inevitabilmente attaccato di nuovo da qualche nemico...

Più tardi quel breve scambio di battute tra lui ed Avdol tornò a tormentarlo per qualche ragione.
Una volta uscito dalla vasca, Polnareff si ritrovò a guardare la propria immagine riflessa nello specchio del bagno: i suoi capelli argentati ricadevano umidi e lisci ai lati del suo volto fino a sfiorargli il mento.
Si chiese cosa avesse voluto intendere Avdol quando aveva parlato di qualcosa di più semplice, usò le dita di una mano per spostarli tutti da un solo lato della testa e si guardò di nuovo.
Si sentì un idiota! Non avrebbe mai portato i capelli in quel modo, sembrava uno sfigato.
Si guardò ancora e storse la bocca e, alla fine, li asciugò come li aveva sistemati. Una volta finito il suo aspetto da ragazzino sfigato era quantomeno triplicato.
Trascorse altri quaranta minuti buoni nel tentativo di creare qualcosa di accettabile: provò a tirarli indietro sulla nuca, poi in avanti a coprirgli un occhio, fece un tentativo gonfiandoli, ma tornò subito ad appiattirli come erano prima, alla fine vi passò le mani arruffandoli a caso e li ripettinò come erano all'inizio.
Uscì dal bagno e raggiunse la stanza “Li tirerò su come al solito tra cinque secondi, quindi, se proprio ci tieni, ti consento di dare una sbirciatina veloce, ma, dato che sembro uno sfigato, non resisterò a lungo!” disse tutto d'un fiato con una mano su un fianco e senza guardare il suo interlocutore che però non diede segni di vita.
Polnareff si arrese a guardare il letto su cui Avdol stava seduto immobile con occhi sbarrati, attonito, pietrificato.
Quello sguardo insistente ed il silenzio fra loro misero il giovane a disagio; distolse gli occhi e arrossì appena “C-Che c'è?” domandò insicuro.
Avdol ancora non riuscì a rispondere e come avrebbe potuto in quella situazione inaspettata?
L'uso della parola lo aveva abbandonato insieme alla sua capacità di intendere e volere nel momento stesso in cui lo aveva visto apparire in mezzo alla stanza coperto solo da un misero asciugamano da hotel; Polnareff aveva il corpo più assolutamente perfetto che si potesse immaginare: muscoloso, snello, agile e flessibile, spalle larghe, fianchi strettissimi e un culo come non ne aveva mai visti in tutta una vita, il tutto impacchettato da una pelle bianca e liscia come porcellana.
Non era certo la prima volta che lo vedeva così, ma non lo aveva mai potuto vedere con i suoi capelli argentati pettinati in quel modo. Morbidi e lisci, ricadevano lungo un lato del suo viso risaltando la parte meno virile dei suoi lineamenti ed accentuandone l'innegabile bellezza. Il celeste intenso dei suoi occhi lo faceva somigliare ad un angelo.
“Si può sapere che cazzo ti prende? Sei scemo o ti sei rimbambito di colpo?” sbottò il giovane senza filtro tra voce e cervello come di consueto e storse la bocca.
Ok, forse quella cosa dell'angelo era un po' esagerata! Diciamo che poteva sembrare un angelo... fino a quando teneva la bocca chiusa!
“Te lo avevo detto che sembro uno sfigato! Non avrei mai dovuto farti vedere 'sta roba, dimenticala!” Polnareff gli diede le spalle e fece per andarsene, indispettito dall'insistente silenzio dell'altro, ma Avdol scattò in piedi attirando la sua attenzione.
L'uomo camminò verso di lui con occhi impenetrabili, costringendolo ad arretrare.
“Che... che ti succede? Mi vuoi rispondere, maledizione?” si agitò il giovane, ormai bloccato con le spalle al muro.
Avrebbe voluto aggredirlo di nuovo, ma Abdul alzò una mano verso il suo viso e gli sfiorò i capelli con le dita, sorrise appena “Avevo ragione, ti stanno bene” disse.
Polnareff arrossì di più e si mise sulla difensiva “Cosa? Ma che vai dicendo? Ci vedi? Sembro uno stupido, non potrei mai andare in giro con 'sta pettinatura da bravo ragazzo...”
“Sei bellissimo” lo interruppe il compagno lasciandolo di stucco e, incredibilmente, senza parole.
Avdol insinuò le dita più a fondo tra i suoi capelli d'argento fino ad accarezzargli la cute, guardò i suoi occhi azzurri ed il suo respiro affannarsi e lo trovò adorabile.
Polnareff si atteggiava sempre da spaccone, faceva il duro, si infiammava sempre per niente e non stava mai zitto, ma infondo era un ragazzo dolce e gentile ed in certe situazioni la sua insicurezza era meravigliosa .
L'uomo gli sfiorò il collo con le labbra in una scia leggera che lo fece rabbrividire e seguì il profilo del suo viso fino alla sua bocca.
“A... vdo...nnh” la voce di Polnareff fu soffocata dalle labbra dell'altro che premettero sulle sue, frappose un braccio tra i loro corpi per puro istinto, ma cedette sfiorando i pettorali di Avdol con il palmo della mano al primo, morbido contatto tra le loro lingue.
L'egiziano chiuse tra le mani la vita del giovane e lo strinse a sé mentre quel bacio si faceva più intenso ed appassionato.
Due dita dell'uomo si infilarono tra l'asciugamano e la pelle di vetro di Polnareff spezzando il precario equilibrio su cui si reggeva quell'indumento improvvisato che cadde a terra abbandonato. Polnareff sospirò nella bocca dell'amico mentre le mani di lui scivolavano lungo la sua pelle fino ai suoi glutei sodi, lisci, perfetti.
Avdol liberò entrambi in modo che potessero riprendere fiato, lo lasciò andare e lo vide boccheggiare appoggiato alla parete; non avrebbe potuto smettere di guardarlo nemmeno se avesse voluto, il suo corpo nudo e teso lo attirava come una calamita, abbassò gli occhi solo un secondo, intimidito dalle iridi celesti del compagno che incrociarono le sue senza preavviso.
Non aveva mai provato un'attrazione simile, travolgente, incontrollabile, con il suo temperamento di fuoco rischiava di esagerare e per questo doveva continuamente trattenersi, ma non era facile per lui, non lo era per niente!
Avdol afferrò Polnareff per un polso e lo trascinò fino ad uno dei due letti della stanza e, ce lo avrebbe spinto sopra se l'altro non lo avesse fermato.
“Aspetta!” protestò attirando il suo sguardo, abbassò il capo e prese ad armeggiare con i suoi pantaloni per toglierli; l'uomo glielo lasciò fare, seguì ogni suo movimento mentre fiamme indomabili gli divoravano il ventre.
Una volta libero dall'impiccio degli ultimi strati di stoffa, Avdol si sedette sul letto percorrendo con le mani tutta la sua figura dalla schiena, ai fianchi, alle cosce e lo invitò a sistemarsi a cavalcioni sopra le sue gambe. Il contatto diretto tra i loro sessi tesi fece gemere entrambi ed il moro li prese insieme tra le dita di una mano e li massaggiò trattenendo a stento la voce.
Polnareff strinse i denti in un tentativo vano di mantenere un contegno, ma il crescente piacere lo fece cedere: gli zigomi gli si colorarono ed allacciò le braccia dietro al collo dell'amante ansimando deliziato. Fu lui a baciare di nuovo le labbra piene di Avdol, muovendo il bacino per accompagnare il movimento della mano dell'altro ed aumentare l'attrito tra le loro virilità.
Guardarlo ansimare sopra di sé, mentre la sua inibizione spariva velocemente, accecò la mente del moro: lo afferrò, una mano dietro la schiena, l'altra tra i suoi capelli e lo baciò con foga ribaltando la loro posizione, gli succhiò le labbra e gli solleticò il palato con la lingua godendo del calore della sua pelle sulla propria.
Le dita di Avdol scivolarono con lentezza lungo il suo petto scultoreo e il giovane abbandonò le braccia ai lati della testa ed inarcò la schiena accompagnando quella lenta discesa e gemette appena la corsa si concluse sulla punta del suo pene umida di piacere.
“A-Avdol... Bastardo, smettila di torturarmi” ansimò Polnareff, agitandosi sotto le dita dell'uomo che indugiavano su quel punto così sensibile del suo corpo. Il maggiore sorrise dolce, leccò da indice e medio della propria mano i resti del liquido preseminale del giovane e le inumidì ulteriormente, poi riprese la discesa fino a raggiungere quello che era il punto del suo maggiore interesse: seguì il profilo dell'apertura piccola e stretta tra le natiche del suo compagno e sentì la propria impazienza crescere nel vedere quel corpo stupendo agitarsi ed aprirsi di più in attesa di riceverlo.
Il primo dito affondò in lui con lenta cautela e Polnareff diede voce al piacere incapace di trattenersi, artigliò le coperte e si spinse contro la mano dell'uomo penetrandosi più a fondo, più in fretta e per Avdol fu la fine, non poté aspettare oltre.
Usò la saliva per rendere le cose più facili e meno dolorose per entrambi, si sistemò tra le gambe del giovane e violò il suo corpo spingendosi in lui con forza, facendolo urlare.
Polnareff inarcò la schiena con le lacrime agli occhi, il dolore di quel gesto affrettato lo spaccò in due, l'abbondante erezione di Avdol lo riempì completamente minando la sua capacità di pensiero.
La sensazione di quel corpo caldo e strettissimo che lo soffocava, stringendolo ritmicamente senza controllo si propagò come un'onda di spilli di fuoco lungo la sua spina dorsale; l'uomo prese a muoversi, uscì dal corpo dell'amante e vi affondò con una nuova spinta, decisa e profonda, poi ancora e di nuovo, continuò a penetrarlo con movimento lento, fluido, ma costante.
Avdol gli passò le mani tra i capelli, spingendolo ad esporre maggiormente il collo e lo baciò, succhiò la sua pelle sottile, leccò il suo pomo d'Adamo, le mani incapaci di abbandonare ogni curva liscia e perfetta del suo torace bianco. Polnareff gemette più forte al contatto insistente delle dita dell'altro sui suoi capezzoli chiari e gli cinse i fianchi con le gambe, accompagnando le spinte con il proprio bacino in modo da guidarlo verso quel punto dentro di sé che riusciva a farlo sentire come nient'altro.
Avdol rotolò sul materasso ribaltando di nuovo la loro posizione, il corpo del minore lo accolse ancora più a fondo togliendo il fiato ad entrambi che ansimarono insieme; Polnareff raddrizzò la schiena e si leccò le labbra, le sue dita tra i capelli umidi di sudore a tirarli indietro sulla nuca, ondeggiò i fianchi e ricominciò a penetrarsi, cavalcandolo con ritmo crescente; era il suo turno di torturarlo e non se lo sarebbe lasciato sfuggire, giocò con lui, mantenendo lo sguardo nel suo mentre sollevava le braccia sopra le spalle e portava le mani indietro tra le scapole in modo da fare bella mostra dei propri muscoli che si tendevano ad ogni movimento.
“Ti piace?” chiese tra gli ansiti, come se non conoscesse già la risposta o non bastasse uno sguardo al viso di Avdol, rosso ed ipnotizzato da quello spettacolo meraviglioso ed indecente. Polnareff aveva una sensualità innata apparentemente inconsapevole, nascosta dietro la timidezza che lo metteva a disagio in certe situazioni, ma, una volta spinto oltre la soglia del pudore, quando la sua ragione cominciava a vacillare, sembrava acquistare il completo controllo della sua provocante bellezza.
Il moro si tirò a sedere e bloccò le braccia del compagno in quella posizione “Mi piace” soffiò sulle sue labbra con voce roca “Tu mi piaci” si spinse in lui ed infilò la lingua nella sua bocca trasformando i suoi gemiti in adorabili mugolii.
Polnareff riprese a muoversi, aggrappato alle spalle ampie del suo amante, bocca contro bocca in un bacio umido e disperato, le mani di Avdol chiuse sui glutei di lui, forzavano ogni spinta guidandolo ad impalarsi sempre più in fretta.
Il limite del maggiore si avvicinava rapido, resistere a quel piacere era impossibile, il solo guardarlo godere sopra di sé con la sua voce falsata nelle orecchie, sarebbe bastato a causargli il più abbondante degli orgasmi. Spinse il giovane con la schiena sul materasso e serrò le sue ginocchia tra le dita così da tenerlo bloccato nella posizione più comoda per possederlo come desiderava; Avdol aumentò le spinte che divennero rapide e sconnesse, violente e bestiali, non voleva fargli del male, ma a quel punto la sua capacità di controllo era stata seppellita dal peggiore dei suoi istinti.
Polnareff contorse il busto, aggrappato con forza alle coperte sgualcite, i suoi capelli argentati sparsi ovunque, chiamò ripetutamente il nome del suo amante tra gemiti acuti, con la bava alla bocca e occhi umidi.
“Jean...” Avdol si piegò sull'altro e gli soffiò dolce il suo nome sulle labbra prima di baciarlo, inghiottendo i suoi lamenti ormai incontenibili ed al limite.
Qualche ultima spinta decisa e l'uomo venne, riempiendo l'amante con il proprio seme e causando il suo orgasmo, schizzato abbondante sul ventre di entrambi, abbracciati ed esausti.
Una volta separati, Avdol si sistemò al fianco del giovane e lo guardò con il sorriso sulle labbra.
“Cosa sarebbe quella faccia da scemo?” lo beccò subito Polnareff tirandosi a sedere e sistemando con le dita il groviglio di capelli sulla propria testa.
L'uomo fece spallucce “Sono solo felice, tutto qui...” ammise riuscendo a fare arrossire di nuovo il francese che distolse lo sguardo.
“Per colpa tua ora mi dovrò lavare un'altra volta” si lamentò cambiando argomento.
Avdol si alzò rimanendo alle spalle dell'altro, gli scostò i capelli da un lato e lo baciò dietro al collo “Non vedo quale sia il problema, possiamo lavarci insieme...” sussurrò al suo orecchio facendolo rabbrividire “Sai, dovresti tenerli così più spesso sul serio” provò di nuovo, riferendosi all'acconciatura dei suoi capelli.
Polnareff girò il viso all'indietro, abbastanza da poter lanciare al suo amico uno sguardo sbieco dei suoi occhi celesti, sufficiente ad infuocare Avdol per la seconda volta, ma subito, il giovane si alzò, allontanandosi verso il bagno.
“Te lo puoi scordare!” disse poi, si passò le dita tra i capelli tirandoseli indietro sulla nuca e con sguardo sensuale e le labbra ancora gonfie di baci, fece segno all'altro di seguirlo, prima di sparire oltre la porta del bagno...

 

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