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Destiny's moments

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In piedi davanti al laghetto sul retro della sua clinica, l'anziano uomo rifletteva sulla stranezza della vita. Erano passati numerosi anni ormai, tanto che non ne teneva più il conto, da quando aveva salvato la vita di un giovane uomo che sembrava solo apparentemente tale. A quel tempo, drogato com'era, più che un uomo sembrava un animale selvaggio appena stato messo in gabbia e che si gettava contro le sbarre. E comunque, anche se non fosse stato così, non sarebbe comunque stato 'giovane', perché le guerre e i campi di battaglia non consentono di rimanere tale. Da adolescente Ryo Saeba era già un uomo, quando lo aveva incontrato, gli occhi che portava sulla vita erano già quelli di un vecchio, di una persona che non si aspetta più nulla dalla vita, di qualcuno che ha già visto troppo per trovare in sé la forza di continuare a sperare. Salvando la vita di quell'uomo, aveva guadagnato un figlio, anche se non lo diceva ad alta voce. Aveva imparato a capire che, da qualche parte in lui, anche se non ci riusciva, Ryo Saeba 'voleva' sperare, 'voleva' imparare a vivere come tutti, ma poi, di nuovo, lui aveva visto i sogni del suo ragazzo venire calpestati uno dopo l'altro. La vita e le persone a volte sono cattive, spesso, anche. Lui, da vecchio uomo che era, sapeva di aver visto gli orrori creati dagli uomini, di aver visto i risultati della loro follia, osservando uomini innocenti essere costretti a combattere o a morire, a guardare i loro amici perire sotto i loro occhi, se non a causa delle proprie mani.
Ma soprattutto, più di una quindicina di anni prima, aveva visto una speranza apparire nella vita di colui che tutti chiamavano Angelo della Morte, e stranamente, la speranza era apparsa per la prima volta nell'aspetto di un uomo per quel don Giovanni giapponese. Un uomo che conosceva anche lui la realtà della vita, ma un uomo che a differenza del suo ragazzo aveva una scintilla negli occhi...le persone 'normali' non l'avrebbero visto incrociando Ryo per strada, a vederlo fare il buffone, ma quell'uomo era morto da qualche parte, e quello che era apparso nella sua vita era ben vivo. Per molto tempo, guardandoli, il vecchio Doc aveva cercato da dove proveniva la differenza. Forse perché Hideyuki non aveva vissuto la guerra? No, i suoi occhi mostravano già allora di aver visto orrori di cui non avrebbe mai parlato ad alta voce...
Sì, per molto tempo aveva cercato a lungo finché la stessa luce era apparsa nello sguardo del suo ragazzo, e di nuovo, aveva continuato a cercare, senza mai scoprire, cos'era potuto accadere. Non era ancora uguale a quella di Hideyuki Makimura, ma negli occhi di Ryo era nata una strana luce che diceva che, anche se non credeva ancora nella speranza, anche se sapeva già che quella vita era disgustosa, forse poteva fare in modo di renderla un po' più giusta. E da sicario, City Hunter era diventato il protettore della città, investigatore privato e molte altre cose...il lavoro di per sé consisteva nella stessa cosa, la stessa cosa che faceva da quando Hideyuki si era associato a lui in ogni caso, ma qualcosa negli occhi di Ryo era cambiato, provando da dentro di sé aveva iniziato a credere nei pensieri del suo partner di lavoro...il vecchio Doc non aveva capito il motivo solo alla morte dell'uomo, guardando da lontano una giovane donna che combatteva contro le lacrime in piedi di fronte alla sua tomba.
Quante persone c'erano quel giorno? Nascoste nell'ombra per dire un ultimo addio all'uomo senza che lei le vedesse? Non ne aveva idea. Era ben lungi dall'essere in grado di individuare le persone come Ryo, Mick, Falcon o gli altri membri della banda, ma sapeva che lui non era stato da solo, appoggiato contro un albero. Ryo era appoggiato al tronco dell'albero, nascosto nella sua ombra e anche se lui, il vecchio, era visibile a tutti, lo sweeper non lo era, non da dove si trovava. Tuttavia, molte volte durante la cerimonia, aveva potuto vedere la giovane donna portarsi la mano alla bocca come per soffocare i singhiozzi, prima di guardare nella sua direzione e di stringere i pugni, per poi riportare lo sguardo sull'ultima casa dove suo fratello avrebbe riposato. E sapeva che lei non aveva nemmeno prestato attenzione a lui, guardando il tronco contro il quale si trovava...dietro al quale Ryo si nascondeva. Durante tutta la cerimonia, la donna aveva tratto forza dalla consapevolezza che lui fosse dietro quell'albero, e il vecchio era grato che Hideyuki era stato un uomo e un ufficiale di polizia amato, perché altrimenti qualcuno avrebbe potuto chiedersi cosa stesse guardando, se l'avessero notato, il prefetto in particolar modo aveva voluto essere presente. E vedendo Ryo abbassare la testa quando nessuno lo guardava, lui sapeva che aveva potuto sentire il suo sguardo nella sua direzione e che era presente soltanto per lei. Il vecchio si era già chiesto, notando la sua presenza in quel luogo quel giorno, che cosa stesse facendo lì. Lo sweeper era più il tipo che sarebbe andato una volta che tutti si fossero ritirati, stando in silenzio di fronte alla tomba, senza timore di essere disturbato. E nel corso degli anni, aveva scoperto altre cose mentre il bagliore nello sguardo del suo ragazzo aumentava. Ma soprattutto, aveva capito che in qualche modo, la presenza di quella donna poco più che adolescente aveva reso Ryo Saeba 'umano'. Oh, certo, aveva seguito la loro relazione con interesse, notando che a un certo punto Ryo aveva sperato di mandarla via da lui, notando anche quanto la luce nei suoi occhi si spegnesse ogni volta che aveva cercato di farlo, ma soprattutto, a che punto si era fatta viva quando Kaori Makimura era tornata a casa in seguito al suo coma. E aveva capito, in silenzio, che suo figlio era finalmente vivo, che alla fine era diventato un uomo, non sostenendo più da solo il peso di anni che non avrebbe mai dovuto conoscere.
Sì, la vita era molto strana, e anche ingiusta, ma il vecchio sorrideva, perché la vita aveva appena acceso una nuova luce nello sguardo del suo Baby Face, ed era grato di essere vivo per vederla. Lentamente, con un sospiro, il vecchio dottore si voltò per entrare nel suo edificio, sospirando contro l'età e chiedendosi quale sorpresa i suoi mascalzoni gli avrebbero preparato il giorno dopo. Non era più tanto giovane! Ma era abbastanza vecchio per aver visto i peggiori orrori che la vita potesse offrire, e tuttavia anche i più bei miracoli.

 

Seduta sul bordo di quello che un tempo era stato il letto di Ryo, ora il loro, le spalle contro la testiera, pensava alla stranezza della sua vita. Ma soprattutto, stava pensando all'uomo che l'aveva portata a essere lì in quell'istante, mentre il giorno si alzava su Tokyo annunciando già una calda giornata. Sapeva lui, lasciando la polizia e decidendo di collaborare con lo sweeper numero 1 del Giappone, quanto ciò avrebbe turbato la sua vita? Per lungo tempo era stato la persona che la conosceva meglio, prima di Ryo in ogni caso. Ancora oggi, si chiedeva cos'aveva potuto vedere o pensare guardandoli all'epoca.
Hideyuki Makimura, uomo che aveva sconvolto tante vite, uomo che guardava le persone e la società e che era sempre stato in grado di vedere oltre le apparenze meglio di chiunque altro. Lo stesso uomo che da adolescente aveva cresciuto lei...cos'avevano potuto capire i suoi occhi, osservando evolvere lei e Ryo, prima di morire? Cos'aveva potuto prevedere per chiedere a Ryo di vegliare su di lei? Cos'aveva potuto vedere in Ryo all'epoca? In Ryo, perché lei non era mai stata in grado di nascondergli nulla, doveva aver sicuramente già indovinato i suoi sentimenti semplicemente guardandola. Pensando all'uomo che per tanto tempo era stato il suo sostegno nella vita, il suo sguardo passò sul martello che Mick le aveva portato due settimane prima. Sorridendo, scosse la testa ricordando la sua reazione al dono: come una bambina, era scoppiata in lacrime davanti agli occhi confusi di Mick e Ryo presenti nella stanza d'ospedale. E per completare il tutto, era toccato che Saeko entrasse in quel momento con Miki e Falcon, la prima con un mazzo di elicrisi, la seconda con dei palloncini che ora si trovavano nella sua vecchia stanza, e il gigante...
Non aveva potuto fare a meno di scoppiare a ridere alla vista di Hayato Ijuin, rosso per l'imbarazzo, che portava tra le braccia un gigantesco peluche a forma di gatto, rendendo ancora più perplessi i primi arrivati con i suoi sbalzi d'umore. I suoi occhi passarono dal martello in gommapiuma alla testa bruna appoggiata al suo petto e suo malgrado, le lacrime tornarono ancora una volta ad invadere i suoi occhi...
Tre anni...erano passati tre anni da quando si era avvicinata alla morte un po' più del solito...
Tre anni da quando aveva aperto gli occhi sullo sguardo di Ryo affogato dalle lacrime...
Tre anni da quando lui aveva finalmente accettato di amarla...era stato uno di quei giorni, in ogni caso. I tre anni più pieni della sua vita. Eppure, Dio sapeva quanti ostacoli avevano dovuto superare per raggiungere quel risultato. Quattro anni prima, se le fosse stato chiesto qual era il suo più caro desiderio, avrebbe risposto quello di essere amata da Ryo senza crederci, e se le avessero chiesto qual era la sua più grande paura, sarebbe stata quella di vederlo morire...
Quattro anni dopo, si ritrovava con i suoi più folli desideri realizzati, ne aveva la prova davanti agli occhi, il peso tra le braccia, il calore del piccolo essere che si mescolava a quello della sua pelle e le dimostrava la realtà di quello che erano riusciti a creare insieme, nonostante tutto...aveva dato alla luce il figlio di Ryo...aveva nuove paure ancora più angoscianti delle precedenti, e tuttavia non era mai stata più felice come in quel momento...lei e Ryo avevano creato una vita, amandosi l'un l'altra...

 

Appoggiato alla porta, la guardava in silenzio. Aveva trascorso la notte con Mick e Falcon rendendo le cose chiare ad alcune persone dell'ambiente. Naturalmente, tutti e tre sapevano che ci sarebbero sempre stati degli imbecilli che avrebbero tentato la sorte attaccando loro per raggiungere lui, ma sapevano anche che gli attacchi a Kaori si erano ridotti tre anni prima quando City Hunter era diventato una coppia. Ryo aveva dunque sistemato le cose in modo che continuasse così, per Kaori, e anche per Aine. Ci avevano messo una settimana, ma sapeva che i più grandi delinquenti avrebbero fatto come voleva lui. Avrebbe dovuto preoccuparsi solo dei piccoli attacchi alla loro sicurezza, ora.
Certo, Kaori non avrebbe mai potuto camminare per la strada con la stessa tranquillità delle altre donne, ma quella era la vita che aveva scelto...
Per Aine...per Aine era diverso. Non avrebbe mai avuto la possibilità di scegliere, ma lo sweeper numero 1 del Giappone sapeva già che, crescendo, sarebbe stata la bambina più protetta del Giappone. Protetta dalla loro famiglia, ma anche dal loro ambiente, di quello ne era certo dopo la settimana appena trascorsa...
Ovviamente, sarebbe stata anche una delle persone più spiate della città considerando il numero di informatori che tutti loro avevano e l'avrebbero sempre tenuta d'occhio, ma facendo in modo che la sua vita fosse bella e la più possibile tranquilla nelle circostanze in cui vivevano.
Aveva fumato un'ultima sigaretta con il suo migliore amico prima di tornare casa, il giorno che nasceva sulla città, d'ora in avanti avrebbe potuto ignorare ancora meno i moniti di Kaori sul fumo...
Entrò nel suo appartamento, pensando di trovare la compagna profondamente addormentata sul letto, e si ritrovò di nuovo immobilizzato sulla soglia di fronte allo spettacolo che lei gli offriva a sua insaputa. Non sapeva nemmeno quanto tempo fosse trascorso da quando si era appoggiato alla porta guardandola silenziosamente, senza un segno da parte sua che lei sapeva che lui era lì. Era sicuro che lo sapesse, però, ma la sua attenzione era sulla neonata appoggiata al suo seno...
E contrariamente ai pensieri che aveva avuto prima, in quel momento...quel momento era quello in cui lei non era mai stata più bella o più viva che in tutta la loro storia.
Facendo meno rumore possibile per non disturbare Aine, le si avvicinò prima di sedersi accanto a lei sul letto senza una parola, senza che nessuna voltasse la testa verso di lui. Automaticamente, la sua mano si posò sul viso della bambina di tre settimane, la falange scivolò sulla sua fronte, fino alla guancia, prima di terminare la corsa sul seno della sua compagna. Per un lungo momento, resto a fissare il piccolo essere che aveva ereditato i suoi stessi capelli, guardandola mentre si nutriva nel grembo di sua madre...sua madre...Kaori: mamma, era una mamma ed era ancora più bello di qualsiasi cosa avesse sognato. Senza fare nulla per fermarlo, un sorriso si impadronì del suo volto per non lasciarlo più.
"La felicità ti dona, sai, signor stallone di Shinjuku"
Lui alzò la testa e tuffò lo sguardo in quello della compagna.
"Sposami"
Lei si bloccò quando lo sentì, quasi aspettandosi che lui si mettesse a ridere dicendo che era uno scherzo...dopotutto, non poteva averle chiesto di sposarlo, Ryo, come lei, sapeva che non era fattibile tra loro: non ci si poteva sposare se non si esisteva legalmente. Non ne avevano mai parlato, sapendo che la questione non sarebbe mai sorta per loro...allora perché dire una cosa del genere ora, se non per scherzare?
"Sposami, Sugar"
Kaori comprese all'improvviso che lui era serio, e a vedere il suo sguardo su di sé, non era una cosa che gli era scappata sul momento, ma un argomento a cui aveva pensato a lungo senza parlargliene. Stava per ricordargli che non era tecnicamente possibile, ma lui la interruppe mettendole un dito sulle labbra prima di abbassare la testa per guardare il pavimento, come se per la prima volta in vita sua lui si ritrovasse a essere intimidito.
"Per anni, quello che volevo per te era che tu te ne andassi per costruire una vita lontano da questo ambiente. Una vita in cui saresti stata circondata da bambini e dove saresti morta molto, molto vecchia...ho sognato di vederti con un abito bianco, perché più di tutti, meritavi il matrimonio dei tuoi sogni...ma io sono un idiota, Kaori..."
Alzò la testa per guardarla di nuovo, un sorriso ironico sulle labbra.
"Sono un idiota, perché ti immaginavo con dei bambini, i tuoi figli, ti immaginavo come donna sposata...ma non una sola volta ho visto l'uomo al tuo fianco...sono un ipocrita, per anche se volevo tutto questo per te, fin dall'inizio non sono mai riuscito a vederti in coppia con qualcuno...con qualcuno a parte me, comunque"
Con un gesto tenero, asciugò la lacrima che rotolò sulla guancia della giovane donna con il pollice prima di continuare.
"Non mettevo un uomo al tuo fianco, perché era il mio posto e non volevo vedere nessun altro che lo prendeva...ma allo stesso tempo, mi proibivo di prendere quel posto. Ma questo tu lo sai già, Kao"
Di nuovo, abbassò lo sguardo sulla bambina tra le braccia della sua compagna, e l'altra sua mano si posò sulla sua schiena.
"Quello che non sai è che la prima volta in cui ho fatto l'amore con te, mi sono detto 'finalmente, finalmente è mia, è la mia donna'...e avevo il diritto di pensarlo...per la prima volta, quel giorno, mi sono permesso di pensarlo, perché appunto, eri finalmente, realmente mia, anche se lo sapevo già da prima, e facendo l'amore con te ti avevo reso la mia donna..."
Lui la guardò e sorrise guardando il suo viso bagnato di lacrime.
"Eppure, ho sempre desiderato quei sogni per te, tu in abito bianco, tu con un pancione enorme perché aspettavi un bambino...però si trattava di mio figlio, e non quello di uno sconosciuto...il nostro bambino...e più il tempo passava, più facevo la distinzione nella mia testa, tu eri la mia donna, ma non c'era niente che lo provasse, perché non eri mia moglie"
"Ryo-"
"Aspetta, lasciami finire...non capita spesso che tu mi senta parlare così, approfittane, sennò non lo dirò mai"
Lei sorrise alle sue parole, ricordava di un'altra volta in cui l'aveva sentito parlare a quel modo.
"Ma io non esisto, legalmente parlando, quindi non te ne potevo parlare né fartelo credere...allora mi sono rassegnato"
Rimase in silenzio per un istante, perso nei suoi pensieri. Kaori si alzò e mise la bambina che si era addormentata nella sua culla prima di tornare da lui e prendergli la mano.
"Ryo..."
"Qualche tempo prima che tu partissi per New York, ho chiesto a Saeko un favore. Con tutti i colpi che non mi ha mai pagato, poteva concedermi un piacere, dopotutto"
La mano di lei partì e lo colpì sulla spalla mentre lui sorrideva stupidamente.
"E me lo ha restituito...facendomi passare per una persona affetta da amnesia che nessuno ha riconosciuto..."
Vedendo la sua compagna corrugare la fronte, terminò.
"In questo modo mi ha permesso di creare una nuova identità...fino a quel momento, non ci avevo mai pensato, non mi dava tanto fastidio il non apparire in nessun registro, al contrario, e poi non ne avevo nemmeno bisogno...il che mi fa tornare al punto di partenza"
Riordinando una ciocca sulla fronte della giovane donna, la fissò per un momento.
"Sposami, Sugar Boy"
Lei lo guardò per un momento senza osare crederci veramente, pensando a quello che aveva fatto mentre lui ci pensava da tre anni...non era nemmeno una vera proposta di matrimonio: una proposta di matrimonio si fa con un anello, e lui, Ryo Saeba, glielo diceva così, quasi come fosse un ordine...sorrise e si disse che almeno, per come erano fatti loro, la sua proposta era originale, e posò le labbra sulle sue in un bacio leggero. Si allontanò da lui e approfittò dei suoi occhi chiusi per rispondergli.
"Ok"
Lui aprì gli occhi prima che un sorriso esitante nascesse sulle sue labbra. Di fronte a quel sorriso, lei si rese conto di quanto fosse insicuro quando si trattava di loro: aveva davvero temuto che lei scegliesse di dirgli di no. Come all'epoca, tre anni prima, quando aveva deciso di confessarle i suoi sentimenti, anche lì le sue parole lo avevano tradito in qualche modo, aveva temuto che lei lo respingesse, pur conoscendo i suoi sentimenti per lui.
"Ok?"
"Ok"
Le prese le labbra con le proprie, facendola cadere sul letto e stringendola a sé prima di lasciarla, senza fiato. Stupefatta, la giovane donna lo vide prendere il cellulare dalla tasca e scoppiò a ridere quando lo sentì parlare con parole soffocate per non svegliare Aine.
"Ha detto di sì..."
"..."
"Mick! Ha detto di sì..."
Senza aggiungere nulla, riagganciò per prenderla tra le braccia mentre nell'edificio dall'altra parte della strada, un uomo biondo scosse la testa, sorridendo mentre guardava il cellulare il cui suono gli diceva che il suo migliore amico gli aveva sbattuto la cornetta in faccia.
"Pensavi davvero che ti avrebbe detto di no?"