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12 luglio 2018, ore 13:22:05

 

Calore si irradiava dall'asfalto mentre la strada deserta si stendeva per miglia attraverso piatte coltivazioni erbose e dolci colline coperte di foglie degli alberi. Il caldo sole di luglio era al suo apice e non mostrava nessuna pietà per chi si trovava sotto i suoi roventi raggi. Izuku Midoriya e Ochako Uraraka se n'erano resi conti mentre stavano seduti sull'erba a lato della strada, le schiene contro una vecchia ed arrugginita Honda Civic del '98, ancora fumante sotto il cofano da quando era andata a fuoco poco prima.

I due avevano domato il fuoco poco prima versando tutte le loro scorte d'acqua sul motore e sacrificando la maglietta di Izuku nel tentativo di soffocare le fiamme. Supponevano di aver gestito la situazione piuttosto bene, fermando l'incendio sulla macchina da soli, ma si erano presto accorti di non riuscir più a far partire l'auto. In piedi nella calura, stanchi e affaticati, erano consapevoli del fatto che adesso erano bloccati nel mezzo del nulla, con i cellulari che non prendevano, e senza acqua.

Ora, Izuku sedeva a gambe incrociate, facendo roteare un filo d'erba tra il pollice e l'indice, mentre guardava un gruppo di avvoltoi che aveva iniziato a volare in cerchio nel cielo sopra di loro. Si chiedeva se sarebbe finita così: morendo drammaticamente sul ciglio della strada, a nemmeno metà strada dalla loro destinazione.

"È ridicolo," Ochako interruppe il silenzio. "Siamo rimasti qui già per un'ora. Come mai non è ancora passato nessuno?"

Izuku scrollò le spalle. "È la campagna, Ochako. Non credo ci siano tante persone come a casa." Ochako gemette per la frustrazione e iniziò a raccogliere dei ciottoli lungo la strada e a farli fluttuare nel tentativo di attenuare la noia.

Ad Izuku, per quanto si sentisse a disagio nel caldo asciutto, il quale gli faceva bruciare il collo e sudare il corpo in abbondanza, non dispiaceva la situazione tanto quanto a lei. Certo, la calura era asfissiante e la macchina molto probabilmente non sarebbe più stata utilizzabile, ma il panorama non era così male. Vedere l'erba tinta di blu oscillare nel vento per miglia di fronte a lui, fino a che dolci colline coperte di alberi non la interrompevano, era un bel cambiamento rispetto alle strade trafficate di casa dove il rumore non si fermava mai e gli edifici erano ammassati così vicini tra loro che, quando guardava fuori dalla finestra, l'unico panorama che poteva vedere erano una scala antincendio arrugginita e i mattoni rossi del palazzo accanto.

Poteva immaginare come sarebbe stato vivere in un posto come quello, svegliarsi ogni mattina con il canto del gallo e sedersi su un ampio portico, bere caffè, osservare gli animali da fattoria gironzolare. Già, sembra piuttosto bello, pensò tra sé.

Un piccolo sorriso gli increspò le labbra quando venne distratto da Ochako che bruscamente si alzava in piedi. "Basta! Forza, Izuku, cammineremo fino alla prossima area di servizio. Non riesco più a stare seduta qui! Dobbiamo- È un'auto quella?"

Izuku saltò su velocemente, seguendo lo sguardo di Ochako e - sì - una sagoma piccola come la punta di uno spillo si stava avvicinando sempre di più lungo l'orizzonte. "Che cosa facciamo? Cerchiamo di attirare la sua attenzione?"

"Mhm." confermò Ochako, non prestando davvero attenzione al suo amico mentre correva in mezzo alla strada e iniziava ad agitare le braccia in modo aggressivo, cercando di attirare l'attenzione del guidatore su di lei.

Man mano che il veicolo si avvicinava, Izuku poteva distinguere la forma di un enorme pick-up rosso che sfrecciava lungo la strada ad una velocità pazzesca. "Ochako, credo sia meglio se ti sposti dalla strada. Non penso che si fermerà..."

"Cosa? Certo che lo farà!" Mantenne la sua posizione e continuò a fare dei cenni finché il pick-up non fu così vicino a lei che Izuku, per terrore puro e preoccupazione, scattò verso il suo braccio e la strattonò sul ciglio della strada prima che il pick-up passasse sul posto che lei aveva precedentemente occupato.

"Stai bene?" Si agitò lui, le mani sulle spalle di lei, mentre le dava una controllata. Era un po' scioccata, i capelli scompigliati, ma gli diede uno sbuffo e un cenno in risposta.

Izuku sospirò di sollievo, grato che la sua migliore amica non fosse appena diventata un pancake.

Ochako, tuttavia, era incazzata.

"Che maleducato," sussultò, il viso che si contorceva in un'espressione di avversione."Perché ha continuato a guidare?" Raccolse un sassolino dal lato della strada, gettandolo nella direzione in cui era andata l'auto e si asciugò il sudore sulla fronte. "Immagino si ritorni al piano di partenza. Prendi il tuo zaino, Izuku. Andiamo a fare una passeggiata."

Il ragazzo con le lentiggini annuì e seguì Ochako verso la loro auto ridotta ad un rottame per prendere le borse dal sedile posteriore, quando, all'improvviso, udì il sommesso brontolio di un motore provenire da dietro.

Con una veloce occhiata da sopra la spalla, Izuku vide il gigantesco pick-up fare marcia indietro, venendo dritto verso di loro. Strattonò il braccio di Ochako per richiamare la sua attenzione e quando lei girò la testa di sbieco per guardarlo, lui indicò oltre la sua spalla e la brunetta spostò il suo sguardo sul pick-up.

Parcheggiò vicino a loro e Izuku notò come la vernice rossa come una mela caramellata luccicasse al sole, in duro contrasto con i finestrini oscurati. Izuku sbirciò Ochako, la quale gli diede un sorriso stanco e gli afferrò la mano, stringendola forte.

La portiera dal lato del guidatore si aprì di colpo e la coppia registrò il suono di stivali che colpivano l'asfalto mentre una figura scese e camminò intorno al muso della macchina verso di loro. Behquesto è un personaggio... pensò Izuku mentre osservava l'aspetto del loro possibile salvatore. Aveva all'incirca la loro età, forse un poco più grande. La caratteristica più evidente che Izuku poté registrare furono gli appuntiti capelli rosso acceso che svettavano sulla testa dell'uomo. Questo, fino a che Izuku non vide sorridere il tizio e subito si sentì un po' intimidito dai suoi denti simili ad uno squalo.

"Hey ragazzi! Avete bisogno di aiuto?" Izuku notò come parlasse con un forte accento meridionale. Stava in piedi proprio di fronte a loro, le mani nelle tasche dei suoi jeans logori, sorridendo in attesa di una loro risposta.

"Uh.. la nostra macchina ha più o meno preso fuoco," spiegò Izuku. "e noi l'abbiamo spento, ma adesso non si accende." Fece un cenno della testa verso il vano motore dell'auto, che stava ancora fumando un poco.

"Okay," rise il rosso. "Ad essere onesto, non sono un esperto di auto ma possiamo almeno darci un'occhiata." Si girò sui talloni e tornò verso il suo pick-up, gridando, "Ehi Katsuki, vieni fuori e dammi una mano!"

Dal pick-up arrivò uno strillo smorzato e fu poi seguito da quello che sembrava un pugno che colpiva la porta. Il rosso voltò la testa verso Izuku e Ochako, mostrando loro un sorriso comprensivo, e fece per spalancare la porta del passeggero, ma la trovò bloccata. Sospirò. "Katsuki, le chiavi ce le ho io e puoi stare seduto lì tutto il giorno e morire di caldo o venire ad aiutarmi e poi possiamo rimetterci per strada."

... Passò un minuto...

Il lucchetto scattò e la porta si aprì ad un biondo seccato, uno che mise Izuku in allerta. Sembrava un duro, pericoloso addirittura, con possenti muscoli coperti di tatuaggi. Mentre il suo amico dai capelli rossi sembrava collaborativo e gradevole, quest'uomo appariva il tipo di persona che non volevi si fermasse ad aiutarti sul ciglio della strada. Il ragazzo con i capelli verdi sperò che lui e Ochako non finissero per rimpiangere di aver fermato questi ragazzi.

Izuku venne riportato alla realtà dalla porta del pick-up che sbatteva mentre il biondo camminò verso lui e Ochako, dando loro un'occhiata prima di fissare i suoi occhi su Izuku. Il ragazzo si sentì a disagio sotto lo sguardo calcolatore dell'altro. "Perché non indossi una maglia?"

D'improvviso Izuku diventò molto imbarazzato, arrossendo dal collo alle guance alle orecchie. "Mi spiace! Io- Io, uh, l'ho bruciata mentre cercavo di spegnere il fuoco..." Del tutto consapevole di come fosse nudo il suo petto, il ragazzo con le lentiggini corse alla sua auto, allungandosi sul sedile posteriore per prendere una nuova maglia dallo zaino.

Katsuki roteò gli occhi per il ridicolo ragazzo che si erano appena fermati ad aiutare e si girò verso il suo amico. "Quindi, quale cazzo è il problema, esattamente?"

"Il motore ha preso fuoco e la macchina non si accende."

"Sì, non eravamo sicuri di cosa fare," ammise Izuku, ritornando in una maglietta gialla pulita. Il biondo fece una smorfia, lanciandogli un'occhiataccia con i suoi occhi rosso ciliegia. Il suo volto era spigoloso e diamine, Izuku giurò che dovesse avere la parola pericoloso tatuata sulla fronte.

Senza ulteriori occhiate ad Ochako e lui, il biondo andò verso il cofano e tentò di aprirlo, trattenendo il respiro quando avvertì il calore del coperchio di alluminio. "Eijirou, apri questa cosa. È fottutamente calda."

"Arrivo," il rosso, Eijirou, raggiunse il biondo, e la coppia di appiedati osservarono come le sue mani si trasformarono in quella che appariva essere solida roccia e sollevò il cofano bollente senza pensarci due volte. Izuku rimase a bocca aperta ed Eijirou, notandolo, sorrise. "Niente male, vero?"

"Già, è roccia?" chiese Izuku, avvicinandosi e afferrandogli il braccio. "Sembra così solidoQuindi, tu puoi afferrare qualcosa di così caldo e non scottarti? Mi chiedo se però può resistere fino ad un certo indice di calore... Puoi attivarlo e disattivarlo di continuo? Hai un limite di tempo specifico per cui puoi resistere? Poi svanisce? Oddio, aspetta, puoi deviare le cose tipo i proiettili? È così-" Eijirou guardò verso il suo amico e fece un sorrisino, ridendo silenziosamente di quanto impressionabile fosse il ragazzo con i capelli verdi.

"Izuku," una dolce voce interruppe lo sproloquio del ragazzo. "Stai borbottando di nuovo." Ochako posò la mano sulla sua spalla e gli sorrise. Izuku, ricordandosi di cosa stava facendo, diventò rosa fino alle orecchie e mollò la mano di Eijirou.

"Mi dispiace tanto. Solo che mi emoziono molto quando vedo dei nuovi Quirk," mormorò, passando una mano tra i ricci scarmigliati. "Non ne ho mai visto uno come il tuo prima, quindi immagino di essermi lasciato trasportare."

Eijirou diede ad Izuku una pacca sulla schiena con una mano, facendolo sobbalzare, "Non preoccuparti, amico! È bello trovare qualcuno che pensa che il mio Quirk sia figo" Katsuki grugní in risposta mentre continuava ad esaminare il danno.

"Ma che cazzo avete fatto a 'sta macchina?" chiese. "Cioè, è un casino totale. Non posso nemmeno toccarla senza bruciarmi, ma da quello che vedo, posso dirvi che è un pezzo di spazzatura." Come per confermare il suo pensiero, tirò un calcio al paraurti anteriore e si staccò completamente, facendo imbronciare il furioso volto del biondo. "Sì, non saremmo in grado di riparare questa merda."

Izuku si sentì mancare. Era assolutamente orribiletutti i loro programmi e sforzi a rischio adesso che il loro unico veicolo era andato.

"Izuku, che cosa facciamo?" si lamentò Ochako, tirandogli il braccio. "Non c'è nemmeno campo."

Il ragazzo dai capelli verdi si immerse in una profonda concentrazione, cercando di sviluppare un piano di azione, ignorando totalmente il mondo intorno a sé. Anche se, se avesse prestato attenzione, avrebbe notato la silenziosa discussione, fatto interamente di espressioni arrabbiate e supplicanti, che stava avvenendo tra il simpatico rosso che si era fermato per aiutarli, e il burbero biondo che era un po' troppo spaventoso. Man mano che il dibattito proseguiva, Katsuki sembrava essere sempre più arrabbiato e Eijirou più ostinato.

E poi Eijirou parlò:

"Hey, sentite," cominciò. "Voi ragazzi non sembrate essere di queste parti e probabilmente avete qualcosa come trenta o cinquanta miglia di campagna prima di arrivare almeno ad un motel o simili. Però possiamo darvi un passaggio, se volete. Cioè, solo se vi va bene."

"Eijirou, col cazzo che li prendiamo su con noi," interruppe Katsuki.

"Ignoratelo-"

"Kirishima! Chiudi quella cazzo di bocca. Non. Li. Portiamo. Con. Noi."

"Non lo intende davvero-"

"Sai cosa, ho bisogno di parlarti," il biondo girò i tacchi e se ne andò con passo pesante, facendo cenno al suo amico di seguirlo. Eijirou si voltò indietro verso Ochako ed Izuku, i quali sembravano stufi della situazione che si stava svolgendo di fronte a loro.

"È più fumo, che arrosto. Pensateci su e io vado a parlargli," sorrise. "Non è molto virile da parte nostra lasciarvi bloccati qui."

---

Katsuki guardò Eijirou raggiungerlo dall'altro lato della strada deserta. "Sì, amico?" chiese, come se niente di quello che era accaduto fosse un problema di cui preoccuparsi.

"Che cazzo, amico? Non puoi invitarli nel fottuto pick-up con noi!"

"Perché no?" replicò il rosso, il più calmo possibile.

Katsuki gli lanciò un'occhiataccia, perplesso e confuso. Passarono dei secondi mentre cercava di controllare il suo temperamento, passandosi una mano tra i capelli, prendendo profondi respiri. "Perché cazzo no? Amico, non ti rendi conto che abbiamo già un bersaglio sulla schiena? Se li inviti, accadrà una delle due cose: o verranno trascinati nei nostri problemi, cosa che nessuno di noi vuole, oppure ci scopriranno e faranno la spia agli sbirri e finiremo tutti a barattare sigarette per delle telefonate in prigione!"

"Amico, andiamo. Quei due sono talmente innocui che più di così si muore," obbiettò Eijirou, ridendo della tendenza del suo amico ad esagerare. "Inoltre, sono trenta cavolo di miglia. Non hanno una macchina, qui fuori non c'è campo, e sembra che il tipo non abbia mai visto questa parte del Paese. Voglio dire, guarda il ragazzo, poveretto*," afferrò il viso di Katsuki, schiacciandogli le guance, e costringendolo a guardare la coppia. Il ragazzo stava fissando i dintorni come se fosse in completa soggezione e la ragazza prendeva a calci il ghiaino sotto i suoi piedi. "Le sue scarpe strillano ragazzo di città. Nessuno indossa delle cavolo di Nike alte e nuove in campagna."

Katsuki fece uno sbuffo, che era la cosa più vicina ad una risata che avrebbe rivolto al rosso.

"Capisco. Terremo un profilo basso, ma solo perché abbiamo causato un po' di guai non significa che siamo cattive persone. Dobbiamo aiutarli."

Katsuki non li voleva nel pick-up. Non voleva questi due ragazzi che non aveva mai visto, che sembravano non avere la minima idea di tutto quello che il mondo aveva da offrire, seduti sul sedile posteriore del pick-up, mettendo a rischio il piano suo e di Eijirou. Ma, maledizioneodiava Eijirou per aver fatto un discorso sensato. Non importava il modo in cui la guardasse, il suo amico aveva ragione e per quanto lo faceva arrabbiare arrendersi dopo aver fatto una scenata su come fosse assolutamente, irrevocabilmente contrario a tutta la faccenda, accettò il suo destino.

Un'espressione contorta si fece strada sul suo volto ed Eijirou, conoscendo bene Katsuki, decise che fosse una faccia da 'sto odiando questa cosa e faremmo meglio a non pentircene'.

I due ragazzi tornarono verso il cumulo di spazzatura che era l'auto sul ciglio della strada. "Ne abbiamo parlato e se volete ancora quel passaggio, saremo felici di darvelo. Giusto, Katsuki?" Eijirou domandò il supporto del suo amico.

Il biondo grugní in risposta. Katsuki notò quello con i capelli verdi spostarsi dagli occhi dei ricci fradici di sudore e offrire loro un sorriso discreto. "Ne abbiamo parlato anche noi. Per quanto non vogliamo riporre la nostra fiducia in degli sconosciuti a caso, siamo più o meno nei guai. Quindi, se poteste portarci solo fino al prossimo motel o quello che è, sarebbe fantastico."

"Perfetto! Potete lasciare le borse nel cassone del pick-up," offrì Eijirou. "Abbiamo anche dell'acqua nel sedile posteriore. Sembra che voi ne abbiate bisogno." Izuku e Ochako annuirono con gratitudine, e si mossero a prendere la loro roba dal sedile posteriore. Katsuki diede ad Eijirou un'ultima occhiataccia indiavolata prima di voltare la schiena ai tre e tornare dentro il pick-up rovente, sbattendosi dietro la porta. Finché aspettava che entrassero anche gli altri tre, si mise a pensare.

Pensò a molte, molte cose. Principalmente, come ci è arrivata la mia vita a questo puntoRaccattare due tizi sperduti dal ciglio della strada mentre attraverso il Paese con Capelli di Merda e cinquantamila in contanti rubati nascosti sotto il mio sedile... Guardò fuori dallo specchietto retrovisore e vide Eijirou che aiutava la coppia a mettere gli zaini nel cassone del pick-up, ridendo con loro di qualche cosa stupida, come se non stesse rischiando la vita.

Non riusciva a capire bene la ragazza, ma il minuto ragazzo coi capelli verdi sembrava abbastanza aperto riguardo chi fosse e come fosse. Katsuki pensò come fosse sembrato fiducioso, come fosse amichevole con gli sconosciuti. Gli fece venire la nausea.

Eijirou disse qualcosa e tutti e tre risero. Katsuki notò come la risata del ragazzo coi capelli verdi gli raggiungesse gli occhi e non riuscì a comprendere la positività che emanava.

Questo sarà un cazzo di viaggio lunghissimo...

 

 

*In originale "bless his heart"; la traduzione dava risultati come "dio lo benedica/povero caro", ma mi sembravano troppo sdolcinati per il modo in cui parla Eijirou in questa storia.

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12 luglio 2018, ore 14:06:23

 

Izuku era un bravo ragazzo. A scuola, non era mai sceso sotto la media del 4.0, guadagnandosi il posto di studente che tiene il discorso di commiato senza così tanta competizione nella sua classe. Era stato ammesso al corso di medicina della New York University con una borsa di studio. Oltre alla scuola, il suo rapporto con la madre era eccezionale. Se qualcuno avesse chiesto a Inko Midoriya di suo figlio, lei gli avrebbe detto che non aveva mai avuto ragione per diffidare di lui, che faceva tutto ciò che gli chiedeva con un sorriso stampato in volto. Anche i suoi vicini potevano aspettarsi il suo aiuto se ne avessero mai avuto bisogno. I suoi amici pensavano fosse un angelo, puro e altruista, sempre disponibile ad aiutare gli altri. Perciò, sì, era un bravo ragazzo, ecco perché non si sarebbe mai aspettato di essere a centinaia di miglia da casa, a scroccare un passaggio da due uomini che trasmettevano un tipo di vibrazione un po' tosta, del profondo sud.

Il rosso stava guidando. Dal sedile di dietro, Izuku poteva vedere una sua mano sul volante di cuoio nero mentre girava la manopola della radio con l'altra. Dal posto del passeggero, il biondo gli strillò di 'scegliere una dannata stazione, così gli viene il mal di testa'.

Davvero, Izuku non avrebbe mai immaginato che sarebbe stato lì dove la sua ultima estate prima del college l'avrebbe portato.

"Allora, non sappiamo i vostri nomi," affermò il rosso, "Io sono Eijirou. Eijirou Kirishima. E lui è Katsuki Bakugou. Giusto perché non vi faccia più così paura, sappiate che non è così orribile come si comporta. Abbaia e basta." Il biondo gli tirò un pugno sulla spalla.

"Io sono Ochako Uraraka," si presentò Ochako, tirandosi su nel suo sedile vicino ad Izuku, il sorriso che si estendeva sulle guance rosa e paffute.

"E tu, amico?"

"Oh, mi chiamo Izuku Midoriya," lui sorrise gentilmente. "E grazie di nuovo per il passaggio. Prima eravamo a piedi sul serio."

"Oh, amico, non dirlo nemmeno. Non siamo così crudeli da mollare due persone bloccate sulla strada. A proposito, Ochako, mi spiace di averti quasi investito prima," si scusò Eijirou. "Non stavo davvero guardando la strada."

"Beh, non sono morta," ridacchiò lei. "perciò lascerò correre."

Ben presto, Izuku fu sempre meno entusiasmato dalla conversazione, mentre il paesaggio diventava molto più interessante. Guardò il panorama che scorreva fuori dal finestrino, osservando alcuni cavalli che correvano in lontananza e delle mucche che brucavano al pascolo.

"È molto pittoresco qui," commentò Izuku. "Deve piacervi davvero tanto, vero?"

"Huh? Voglio dire, certo, il Kentucky è carino. Hanno questa bibita figa che si chiama Ale 8 e poi c'è il Red River Gorge e tutto," rispose Eijirou. "Ma non siamo di qui."

"Da dove venite, allora?" continuò il ragazzo con i capelli verdi, curioso riguardo i loro salvatori.

"Perché fai tutte queste cazzo di domande, Lentiggini?" Katsuki si girò sul sedile per lanciargli un'occhiataccia. "Sono per caso gli affaracci tuoi?"

"Um, no... Immagino di no."

"Katsuki, se non vuoi essere gentile, chiudi il becco." Eijirou lo rimproverò prima di tornare a guardare Izuku e Ochako tramite lo specchietto retrovisore, mostrando un sorriso dispiaciuto. "È incazzoso perché siamo stati in macchina per tanto tempo. Veniamo dalla Georgia. Voi invece?"

"Veniamo da New York City," fece Ochako. "Ad essere sinceri, questa è la prima volta che andiamo così a sud! Pensavamo potesse essere divertente fare un viaggetto attraverso il Paese prima che iniziasse il college, quindi eccoci qui."

"Woah, sembra divertente! Qual è la destinazione finale?"

"Los Angeles!" sorrise Izuku.

"Amico, non ci credo! È dove siamo diretti!"

Katsuki sogghignò, forte abbastanza perché la conversazione tra Ochako e Eijirou si fermasse e tutti gli occhi finissero puntati verso di lui. "Sai, non pensavo che i New Yorkesi sapessero ci fosse qualcosa tra loro e la Costa Ovest. Credevo fossero troppo pieni di sé per disturbarsi a guidare attraverso gli Stati centrali."

Il sorriso di Izuku vacillò. Perché è così cattivoAprì la bocca per replicare al commento del biondo, ma venne battuto da Ochako. "Beh, per prima cosa, noi non siamo stupidi o egocentrici. È piuttosto ovvio che il Paese sia più grande di New York e basta. E sai cosa, lascerò perdere questo commento maligno dato che ti sei fatto male prima."

"Che? Quando mi sarei fatto male?" rispose seccamente Katsuki, aggrottando le sopracciglia in confusione.

"Quando ti hanno infilato quel bastone su per il culo." le guance tonde di Izuku si tinsero di rosso all'istante, imbarazzato dalla presa in giro della sua migliore amica. Prese veramente in considerazione l'idea di lanciarsi fuori dalla macchina per doversi scusare* a nome suo, perché non appena il commento di Ochako venne registrato, l'espressione di Katsuki mutò da una di lieve fastidio ad assoluta rabbia. Eijirou, dal canto suo, scoppiò a ridere.

"Ti brucerò quel cazzo di sorrisetto via dalla faccia, tesoro!" Katsuki sollevò la mano cosicché i due passeggeri sul sedile posteriore potessero vedere scintille volare sul suo palmo.

"Katsuki, niente esplosioni! L'ho appena comprato, questo fottuto pick-up!" Eijirou afferrò la mano di Katsuki, impedendogli di farla detonare. Katsuki si voltò a guardare di traverso Eijirou, mostrando i denti al calmo rosso.

"Che cazzo, mi ha insultato, Eijirou. Adesso la faccio nera."

"Suona davvero sessuale," si intromise Ochako. "Mi sa che passo, amico."

Izuku con cautela diede un'occhiata al biondo, il quale sembrava sul punto di perdere le staffe. Il ragazzo con le lentiggini a questo punto non era sicuro se il calore che sentiva sulla nuca provenisse dal sole che filtrava attraverso il finestrino posteriore o dal forte imbarazzo che stava provando. "A-allora, qual è il tuo Quirk, Katsuki?" chiese, sperando di poter iniziare una nuova conversazione, sciogliere la tensione e distrarre il gruppo dal litigio imminente.

Katsuki tornò ad osservarlo e fece un gran sorriso, scioccando leggermente il ragazzo dai capelli verdi, il quale non credeva sul serio che l'altro fosse capace di un sorriso genuino. "Posso creare delle esplosioni dalle mie mani."

"Woah, davvero?" rispose Izuku, veramente affascinato. "Non penso di aver sentito di uno del genere. Sai come funziona?"

"Il mio sudore è nitroglicerina. Perciò, posso far esplodere tutto il sudore che si forma sulle mie mani." Izuku notò che la voce del biondo era piena di orgoglio, riconoscendo chiaramente che il suo Quirk fosse qualcosa di eccezionale. Izuku desiderò avere il suo quaderno con sé, invece che dentro il suo zaino sul cassone del pick-up, così da poter buttare giù le nuove informazioni sui Quirk che stava osservando.

"Entrambi avete dei Quirk davvero eccezionali," menzionò. "Voglio dire, mi piace un sacco studiare i Quirk, quindi ne conosco una massiccia varietà, ma non ho visto un Quirk di indurimento come quello da vicino. Non credo di aver proprio visto il sudore esplosivo!" ridacchiò Izuku e, dal modo in cui il petto di Katsuki parve gonfiarsi con orgoglio, si rese conto che probabilmente stava alimentando l'ego del ragazzo più del necessario.

"Beh, grazie, Izuku," disse Eijirou. "Invece voi due? Avete qualche Quirk stravagante?"

"Oh! Quello di Ochako è davvero figo! Ochako, digli qual è il tuo!" Le sorriso, dando un colpetto con il gomito alla brunetta.

"Il mio Quirk è l'Anti-Gravità! Posso controllare la spinta gravitazionale di qualsiasi oggetto pesante anche tonnellate!" Sorrise e poi ispezionò l'auto per qualcosa da utilizzare come esempio. Notando una bottiglietta d'acqua vuota per terra, la raccolse senza usare il mignolo e la sollevò in modo che tutti, incluso Eijirou, che stava osservando tramite lo specchietto, potessero vedere. "Allora quando appoggio quattro dita su qualcosa, non succede niente. Ma se aggiungo il mignolo," fece come detto. "Fluttua!" Lasciando andare la bottiglia, quella galleggiò fino al soffitto. "E poi unisco le mie dita insieme, tipo così, e..." Ochako premette i cuscinetti delle sue dita e la bottiglia cadde a terra.

"Cavolo, niente male!" Si complimentò il rosso "Quindi, puoi farlo con ogni cosa?" Ochako annuì con fare ottimista.

Katsuki brontolò in sottofondo, incrociando le braccia e sprofondando nel sedile. "Non figo come il mio, comunque."

Eijirou roteò gli occhi prima di spostare la sua attenzione sul ragazzo con i capelli verdi, il quale non aveva ancora mostrato il suo Quirk. "E tu, Izuku?" domandò.

Il ragazzo con le lentiggini esitò. A dirla tutta, Izuku non poteva farci niente, non volendo attirare l'attenzione su quello che gran parte della società considerava un difetto genetico. Odiava la tipica reazione che otteneva quando menzionava la sua assenza di Quirk, gli sguardi di sufficienza e i tentativi di deviare educatamente la conversazione. Lo faceva sentire sbagliato.

Con il passare del tempo, però, poteva percepire lo sguardo curioso della lora guida dai capelli rossi e quello comprensivo, consapevole di Ochako metterlo a nudo. Prese a far saltellare il ginocchio per l'ansia. "Um, beh, io non-," Ochako posò una mano sulla sua gamba, massaggiandogliela con il pollice, attenuando i suoi nervi. Prese un respiro profondo. "Io non ho un Quirk."

Il silenzio avvolse l'auto. Ochako gli stava carezzando la gamba e lui rivolse lo sguardo verso di lei. I grandi occhi marroni di lei che miravano nei suoi verdi, assicurandogli che lei era lì e calmando il nervosismo che lo pervadeva. Dopo un altro profondo respiro, mosse gli occhi sui due ragazzi sui sedili anteriori del pick-up. Gli occhi di Eijirou erano spalancati, ma lui non disse niente per i primi secondi. Katsuki era ammutolito, immobile, e Izuku non poteva vederlo in viso, non riusciva a leggere la sua espressione.

"Quindi, sul serio non hai un Quirk?" domandò Eijirou e Izuku si sforzò di annuire. "Huh, non ho mai incontrato qualcuno che fosse Quirkless prima d'ora."

Fu tutto quello che disse. La macchina ricadde nel silenzio e Izuku pensò rapidamente che fosse finita lì, che avrebbe potuto cavarsela senza nessuna delle frecciatine alla sua persona che era abituato a sentire.

E poi una voce arrabbiata ruppe il silenzio. "Ma. Che. Cazzo."

"Katsuki-"

"No, Eijirou. Adesso dirò un cazzo di qualcosa." Katsuki scattò nel sedile del passeggero così da potersi girare e fissare Izuku negli occhi. "Tu sei un cazzo di idiota."

"Hey-"

"Mi stai dicendo che tu, una merdina Quirkless, pensava fosse una cazzo di brillante idea attraversare il Paese per i cazzi tuoi con solo Anti-Gravità qui a proteggerti?"

"Non ho bisogno di protezione." borbottò Izuku.

Una risata crudele rieccheggiò nella macchina. "Amico, sei un fottuto Quirkless! Sei inutile! E se io ed Eijirou fossimo degli assassini, huh? Cazzo, saresti morto in pochi secondi perché gli smidollati quirkless non possono fare un cazzo!"

"Non è ve-"

"Ecco perché non si vedono quirkless di merda fare qualcosa di utile nella vita. Non ne sono capaci," ringhiò Katsuki. "Aspetta. Amico, stai piangendo? Quanto patetico puo-"

"ADESSO BASTA RAZZA DI STRONZO," scattò Ochako e Katsuki e Izuku si girarono a guardarla. Izuku riusciva a malapena a scorgerla con la vista annebbiata. Si passò l'avambraccio sugli occhi per rimuovere le lacrime e notò l'evidente espressione di rabbia sul viso della sua amica.

Ochako gli afferrò la mano e lanciò un'occhiataccia a Katsuki. "Izuku è la persona più brillante che io conosca. È il miglior diplomato della nostra classe. È compassionevole e anche divertente. Hai idea di quanto debba lavorare duro per ogni cosa? Più duro di quanto tu abbia probabilmente mai lavorato in tutta la tua vita. Lui è la persona più forte e coraggiosa che conosco." Fece una pausa, inalando un profondo respiro prima di continuare. "Senti, non so cosa passi per 'okay' giù nel tuo paesino di campagna nel Sud, ma a New York, siamo un po' più progressisti. Le persone senza Quirk sono capaci e accettate tanto quanto quelle che ce ne hanno uno. Quindi, vaffanculo," fumava dalla rabbia. Izuku non riusciva a ricordare l'ultima volta che l'aveva vista così inferocita. Ochako poi si rivolse ad Eijirou, proseguendo. "Grazie per l'aiuto Eijirou, ma una volta arrivati al motel, voglio che ve ne andiate. Izuku non si merita tutto questo."

"Giusto." Eijirou non si sfrozò nemmeno di porgere delle scuse. A questo punto, il rosso supponeva non ci fosse niente che potesse dire ad Ochako o Izuku per migliorare le cose. Per il momento spostò di nuovo lo sguardo su Katsuki. Il biondo era tornato alla sua posizione originale, braccia incrociate contro il petto, accigliato. Eijirou sapeva che si sentiva in colpa, dato che aveva taciuto quando Ochako l'aveva rimproverato invece di reagire, come faceva quando era sicuro di avere ragione. "Sei andato troppo oltre, amico."

"Sta' zitto," biascicò Katsuki sottovoce, quasi in maniera incoerente, prima di dirigere la sua vista verso il panorama che scorreva, facendo del suo meglio per ignorare la situazione che aveva appena causato.

L'auto rimase in silenzio per il resto del tragitto, Izuku che fissava la campagna fuori dal finestrino, pensando a tutto ciò che Katsuki gli aveva detto.

Izuku sapeva che le cose erano molto più pericolose per lui, che se avesse fatto a pugni, non aveva uno stravagante Quirk per difendersi. Sapeva che era dura, socialmente e fisicamente, vivere in un mondo dove i Quirk erano la prassi. E sapeva che, in fondo, Katsuki aveva ragione, ma gli lacerava l'anima sapere che era quasi del tutto indifeso nel caso di una lotta basata sui Quirk.

Katsuki era consapevole che poteva essersi spinto un pochino troppo in là, ma non l'avrebbe mai ammesso.

Voglio direche cosa si aspettavaIl mondo è un posto di merda. Non può credere di poter viaggiare attraverso il Paese senza un quirkCi sono persone losche là fuori.

Anche Eijirou era arrabbiato con lui adesso. Poteva sentirlo. Il rosso non gli aveva parlato negli ultimi due minuti, cosa che di solito gli era difficile, mantenendo gli occhi sulla strada una volta tanto. Sarebbe una bugia se avesse detto che non gli dava fastidio che l'atteggiamento del suo più caro amico fosse cambiato così drasticamente a causa sua. Guardò lo specchietto retrovisore in alto e vide il ragazzo con le lentiggini seduto dietro, i suoi occhi sembravano rossi e Katsuki notò come le sue spalle si curvassero, facendolo parere più piccolo.

A Katsuki non piaceva il modo in cui appariva in quel momento, per niente.

Fanculo...

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12 luglio 2018, ore 14:42:05

 

Izuku continuò a guardare fuori dal finestrino mentre la campagna lentamente cambiava in una pittoresca cittadina. Da quello che poteva dire, non c'era molto lì. Un supermercato e qualche negozio specializzato delimitavano il centro del paese e se si andava un po' più lontano, c'erano un paio di strade residenziali, ma non molto altro. Alcuni degli edifici sembravano essere vecchi di secoli e si chiese se la maggior parte delle città del Sud apparissero così storiche. Eijirou Kirishima oltrepassò tutto questo, però, noncurante dell'architettura.

Prima che se ne rendessero conto, erano parcheggiati di fronte ad un piccolo motel a due piani con fuori una grande insegna lampeggiante al neon, che diceva: The Red Roof Inn.

"Beh, eccoci qua." annunciò Eijirou, facendo un sorriso esausto. Ochako, ignorando i ragazzi sul davanti dell'auto, si voltò a fronteggiare Izuku.

"Izuku, perché non vai a fare check-in? Prendo io le borse dal cassone." Izuku annuì e spalancò la porta, saltando giù, e dirigendosi verso l'entrata.

Ochako lo guardò finché entrava, preoccupazione riconoscibile nella sua espressione. Aprendo la sua portiera, scendendo, e chiudendola di scatto per dimostrare la sua rabbia, andò verso il cassone del pick-up e iniziò a tirare fuori le borse. Pochi attimi più tardi, un'altra portiera sbatté e osservò mentre Eijirou veniva da lei. "Che cosa vuoi, Kirishima?"

"Cacchio, siamo passati ai cognomi adesso..." sospirò, grattandosi la nuca. "Guarda, voglio davvero scusarmi per lui. Sta passando una settimana pessima e ha la tendenza a sfogare la sua rabbia sulle altre persone. Non è... non è così male una volta che lo conosci." Lei sbuffò.

"Hai una vaga idea di quanto sia difficile per lui?" domandò lei, facendo un cenno verso l'hotel. "La prima volta che l'ho incontrato, era sorpreso che volessi persino essere sua amica. Sua amicaNon aveva mai avuto amici prima perché la gente pensava fosse uno scherzo dato che è Quirkless! Non voglio le tue scuse per il comportamento del tuo amico. Voglio solo che vi allontaniate da noi."

Eijirou chinò la testa. "Sì... vi lasciamo da soli. Di nuovo, mi dispiace davvero per tutto questo." Lasciò perdere, lasciandola sul retro del pick-up.

Come lei rimosse l'ultima sacca dal cassone, udì dei passi dietro di sé e si voltò per vedere avvicinarsi il ragazzo con i capelli verdi. "Hey," iniziò. "Potremmo avere un problema."

"Cioè?"

"Non siamo abbastanza grandi da prendere una stanza. A quanto pare dobbiamo avere ventuno anni." Delusione si manifestò sul suo viso.

"Sul serio? Ma non abbiamo nessun posto dove andare! Glielo hai detto alla receptionist?"

"Sì, non cambia idea..." si accigliò lui. "Mi dispiace davvero tanto, Ochako... È colpa mia se siamo in questo casino." Sembrava ancora una volta sull'orlo delle lacrime e Ochako non poteva tollerarlo dopo la giornata che aveva passato.

"Cosa? No, smettila. Non hai niente di cui devi scusarti." Lo raggiunse, avvolgendolo nel suo abbraccio. Lui lo accettò a braccia aperte, posando il capo nell'incavo del suo collo e permettendo al suo corpo tiepido di fasciarlo. Rimasero così per un minuto buono prima che Izuku iniziasse ad agitarsi.

"Hm, cosa c'è?" Gli  domandò lei, spostandosi così da poter guardarlo in volto, dandogli un sorriso rassicurante.

"Beh," esaminò se accennare per davvero alla sua idea. Come reagirà? "Quanti anni hanno loro?" Fece un cenno verso il pick-up.

Izuku vide il suo sorriso cadere quasi all'istante. "Non puoi essere serio. Izuku, quel tizio, Bakugou, è stato orribile con te. Perché adesso vuoi chiedere il loro aiuto?"

"Non è che voglio!" Alzò la voce prima di scendere rapidamente di nuovo ad un sussurro sommesso. "Cioè, non mi ha fatto esattamente sentire benissimo, ma ci serve un posto dove stare e, se loro sono grandi abbastanza, possono prenderci una stanza. Voglio dire, il suo amico è orribile, ma Eijirou è piuttosto simpatico. Probabilmente si sene in colpa per quello che è successo, quindi potrebbe dire di sì ad aiutarci, no?"

Ochako mosse piano i piedi. "Sei sicuro?"

Lui prese un profondo respiro, guardando la coppia attraverso il finestrino posteriore. Izuku riconosceva con chiarezza che Bakugou Katsuki avesse una personalità orrenda, ma era stato d'accordo a dar loro un passaggio, nonostante all'inizio fosse esitante. Non poteva essere poi così male, no?

"Sì, sono positivo."

Eijirou era seduto al posto del guidatore, in attesa che Ochako e Izuku tornassero nell'edificio prima di partire. Non poteva accadere molto nei pochi metri di distanza tra il pick-up e l'ingresso, ma voleva comunque ma voleva comunque assicurarsi che fossero dentro prima di lasciare la coppia. Finché aspettavano, si girò per regalare un'occhiata severa a Katsuki, il quale stava borbottando tra sé, cercando di ignorare la situazione in cui lui li aveva messi. Il rosso stava per aprire bocca e dire qualcosa al biondo quando sentì un colpo sul finestrino. Voltandosi a controllare, vide l'espressione severa di Ochako attraverso il vetro oscurato.

Si mosse rapidamente per abbassare il finestrino. "Sì?" domandò una volta che furono faccia a faccia.

"Quanti anni avete voi due?" chiese, non volendo usare giri di parole. Lui inarcò un sopracciglio alla domanda, ma la assecondò.

"Ventidue, perché?"

"Ho un modo per farvi perdonare da noi."

 

 

*In originale "over having to", è l'unica parte di cui non sono convinta al 100% e lo segno in caso qualcuno sappia consigliarmi come tradurlo meglio.

Chapter Text

Eijirou stava di fronte al bancone del motel, Ochako e Izuku in piedi subito dietro di lui, e Katsuki un poco più distante, le braccia incrociate, lamentandosi di come 'non avrebbero dovuto aiutare questi perdenti a prendere una stanza in motel', cosa che tutti avevano scelto di ignorare.

L'anziana signora dietro il bancone sembrava piuttosto rude, i capelli legati in uno stretto chignon, mentre giocherellava con una sigaretta tra le labbra contratte. "Vorremmo prendere una stanza, signora." la informò Eijirou, il sorriso dai denti affilati sempre presente.

Lei inarcò un sopracciglio, facendo un tiro prima di rispondere, "Per tutti e quattro?"

"No, solo loro due," il suo intenso sorriso avrebbe potuto convincere un diavolo, ma con sua sorpresa, quella scosse la testa.

"Non si può fare. Ho già parlato con quello con i capelli verdi. Lui e la sua amica hanno meno di ventuno anni, quindi non possono restare a meno che qualcuno oltre quest'età non sia con loro. Non cambio le regole per nessuno."

Il viso di Eijirou si contorse velocemente. Si voltò a guardare il gruppo dietro di lui. "Mi spiace, ragazzi. Non funziona." Izuku annuì all'espressione dispiaciuta di Eijirou e Ochako emise un sospiro udibile, rumoroso.

"Beh, da quant'è che siete al volante? Non avete bisogno di riposarvi anche voi?" Domandò, tentando chiaramente di manipolare la situazione e Izuku ghignò alle sue scarpe. Conosceva il suo gioco, cercare di sembrare compassionevole verso la loro condizione, ma in realtà provava a convincerli a restare all'hotel per la notte cosicché lei e Izuku non sarebbero rimasti senza un luogo dove andare. Non riusciva a ricordarsi più di una manciata di volte in cui avesse utilizzato la sua eccellente tattica di manipolazione sugli altri, perché, come diceva lei, Non posso far fare alle persone quello che voglio! È immorale!, ma quando erano nei guai, lei sapeva come far girare la situazione a loro favore. Se per lui fosse stata una completa sconosciuta, avrebbe potuto supporre che il suo Quirk fosse la Manipolazione, non l'Anti-Gravità.

"Voglio dire, siamo stati in strada per ore," ammise Eijirou. "Adesso che sono fuori dal pick-up, mi rendo conto di quanto sia intorpidito il mio culo. Magari ha ragione, Katsuki. Perché non ci fermiamo per la notte?"

Katsuki lo guardò con fare incredulo. "Amico, abbiamo una tabella di marcia."

"Beh, sì," fece lui. "Ma non arriveremo mai a L.A. se uno di noi si addormenta al volante e ci schiantiamo e moriamo!"

"Amico, a malapena abbiamo abbastanza per il cibo," Katsuki borbottò a denti stretti. "Non possiamo permetterci una stanza." A quelle parole, l'atteggiamento di Eijirou mutò. Izuku notò che sembrava un poco più teso, come se spendere del denaro per dormire fosse grave come non mai.

"Um, se siete a corto di soldi, potrei aiutarvi a pagare la stanza," si offrì Izuku. "Poi saremo pari per il passaggio!" Ochako gli lanciò un'occhiata riluttante, ma Izuku decise di ignorarla.

Katsuki scattò. "Non ci serve la carità, nerd!"

"Non è carità, Katsuki!" Izuku replicò con un'inaspettata forza che colse Katsuki di sorpresa per la prima volta da quando aveva incontrato il ragazzo. "È ripagarvi per il passaggio e averci aiutato a prendere una stanza. Accettalo e basta."

Katsuki avrebbe obbiettato, ma la sorpresa che questo semplice e vivace ragazzo, con una personalità così docile, gli avesse appena risposto male, lo fece zittire. Con l'opportunità di parlare, Eijirou decise di accettare l'offerta per conto di entrambi e si girò verso la donna. "Due stanze per favore!"

La donna, indecifrabile nella sua espressione, annuì e cominciò a cercare le tessere elettroniche sulla scrivania disordinata. Mentre aspettavano, Izuku tirò fuori dalla tasca posteriore dei pantaloni un lacero portafoglio di cuoio marrone. "Signora, quant'è per le due camere?"

"Centocinquanta dollari." Izuku estrasse due biglietti da cento finemente piegati e diventò rosso, realizzando quanto sospetto e appariscente fosse per lui portarsi dietro banconote di un taglio così grande.

Diventò molto silenzioso e praticamente sussurrò alla donna dietro il bancone. "Um, ha il resto per cento dollari?" La signora posò lo sguardo su di lui per un attimo prima di andare verso una porta con su segnato Staff Only!

Eijirou fissava Izuku come se d'improvviso gli fosse spuntata una seconda testa e Katsuki lo guardò con una nuova curiosità. Si stava rivelando più di quanto Katsuki aveva creduto all'inizio. Da quello che stava cominciando a raccogliere, Izuku che proveniva da New York City e portava con sé centinaia di dollari in banconote, iniziò a chiedersi se questo ragazzino fosse molto più di quello che dava a vedere. Chiaramente, nessun ragazzino va in giro con così tanti soldi a meno che non spacci droga o suo padre sia riccopensò.

Katsuki osservò il ragazzo mentre attendeva che la donna tornasse con il resto. Sembrava così puro, così innocente, che faticava a credere che l'angioletto con le lentiggini fosse in segreto uno spacciatore. Tuttavia, Katsuki non avrebbe escluso la seconda opzione. Di sicuro Izuku aveva qualcosa di strano per avere così tanto denaro a sua disposizione.

Quando la donna ritornò, teneva una banconota da cinquanta e quattro chiavi elettroniche nella mano. "Avete le stanze 134 e 135. Sono proprio una di fronte all'altra. Il check-out è alle dieci, la colazione apre alle sette e finisce all'orario del check-out." Fece cadere contanti e tessere sul bancone e tornò nella stanza contrassegnata 'Staff Only'. Izuku afferrò i soldi e li rimise nel portafoglio mentre Eijirou distribuiva le tesserine.

"Perfetto, Ochako, Izuku, eccovi le chiavi per la 134," disse, consegnando le schede a entrambi. Poi lanciò a Katsuki una delle due rimanenti. "Va bene gente, prendete la vostra roba e andiamo a dare un'occhiata a queste camere!" Afferrò un grande zaino nero ai suoi piedi e se lo mise in spalla, indicando in direzione delle stanze prima di partire. Izuku e Ochako raccolsero velocemente le loro borse e lo seguirono, lasciando indietro Katsuki, accigliato per nessuna ragione in particolare.

Katsuki notò come lo squallido motel sembrava venir fuori da una decade differente, con carta da parati a strisce e un'orribile moquette a fiori. Gli rodeva che non si potessero permettere un posto migliore dove stare e, ancora di più, gli rodeva aver permesso ad Izuku di pagare per loro, lasciandogli l'amaro sapore di carità in bocca. Il suo broncio divenne più marcato, odiava dover essere in debito con chiunqueSoltanto sapere che il ragazzo dai capelli verdi si era offerto di pagare per far avere la stanza a due completi sconosciuti, anche dopo che lui era stato così crudele, lo turbava. Non capiva come qualcuno potesse essere così compassionevole con le persone.

Persino qualcuno  come  me...

Quando raggiunse il gruppo, erano tutti in piedi fuori dalle rispettive camere chiacchierando e sorridendo e cristo santo l'ottimismo gli diede il voltastomaco. Izuku lo notò per primo, spostando la sua attenzione all'irritato biondo, ad offrirgli un impercettibile sorriso. Katsuki suppose stesse cercando di superare i litigi di poco prima, i quali, se Katuski dovesse dire la verità, erano in realtà solo una serie di urla a senso unico. "Ti stavamo aspettando! Pensavamo di aprire insieme le porte!"

"Suona fottutamente stupido," ma andò verso la sua porta e ascoltò gli altri contare alla rovescia da tre prima di infilare la tessera nel lettore e aprire la porta. Eijirou sorrise e disse ad Ochako e Izuku, "Se non ci vediamo per il resto della serata, salutiamoci domani prima di dividerci!"

Izuku annuì, sorridendo a lui e Katuski. Ochako, la quale era subito dietro di lui, non sembrava troppo entusiasta dell'idea, tuttavia annuì in ogni caso con riluttanza, acconsentendo ai desideri di Izuku. Il ragazzo dai capelli verdi diede ai due un ultimo cenno prima di chiudere la porta dietro di loro, lasciando entrare Katsuki ed Eijirou nella propria stanza e poi, di colpo, il corridoio era deserto.

 

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Ochako era distesa, le gambe divaricate, su uno dei due letti che occupava la stanza in cui al momento risiedevano. Dopo aver fatto una doccia ed essersi cambiata in una canottiera pulita e dei pantaloni della tuta, si rilassava, scorrendo tra le notifiche che le erano appena arrivate sul cellulare dopo non aver avuto campo per ore.

Gran parte delle notifiche erano messaggi dai suoi genitori, che la pregavano con insistenza di rispondere, chiedendo perché fosse scappata e di per favore, facci almeno sapere che stai beneLa rattristava ignorarli, ma non avrebbe rovinato tutto per Izuku. Prese un profondo respiro, e cancellò i loro SMS. "Mi spiace mamma, papà, devo farlo." Passò ad altre notifiche. Iida le aveva scritto, domandandole come mai non aveva risposto alle sue chiamate e che era preoccupato. Le spezzava il cuore ignorare anche quelli, perché odiava farlo impensierire così tanto. Ma se qualcuno avesse fatto la spia preoccupandosi per la loro sicurezza, sarebbe stato lui.

Si girò sulla pancia e prese un cuscino per sorreggere la testa prima di spostarsi sulle comunicazioni delle notizie. Non trovò nulla di importante mentre scorreva il suo feed, solo un paio di attacchi di Villain minori, fino a che non notò un articolo che era stato postato all'incirca tre ore prima.

Yagi Toshinori delle Imprese All Might Cancella Incontro Stampa Sul Successo in Borsa per Occuparsi di Emergenza Familiare

Ochako si tirò su a sedere bruscamente, incrociando le gambe mentre si concentrava a leggere l'articolo. Non va benequesto non va benePensò mentre lo faceva scorrere, leggendo con accanimento.

Fu in quel momento che Izuku fece la sua comparsa, appena uscito dalla doccia, vestito solo con i pantaloni della tuta e mentre frizionava le ciocche ricciolute con uno degli asciugamani omaggio del motel.

"Ochako?" iniziò lui, inarcando un sopracciglio alla sua espressione preoccupata. "Tutto bene? Non hai un bell'aspetto." La sua voce era colma fino all'orlo di preoccupazione mentre andava verso di lei, ma quella afferrò il cellulare e glielo sbatté in faccia. Lui si scansò prima che potesse colpirlo, ma lo prese e cominciò a leggere quello che c'era sullo schermo. Man mano che lo faceva scorrere, la sua espressione diventò sempre più cupa prima di gettare il telefono sul letto e incrociare lo sguardo di Ochako. "Okay, questa non è la notizia migliore."

Lei aggrottò le sopracciglia. "DavveroIzuku? Non la notizia migliore? Siamo fortunati che non abbiano ancora rilasciato una foto o un nome, cosa che probabilmente faranno! Tu e io finiremo incollati sui cartoni del latte per tutto il Paese!" Spalancò le braccia, gesticolando in maniera aggressiva. Izuku era piuttosto sicuro che avesse preso l'abitudine da Iida.

Izuku le posò una mano sulla spalla e le si sedette accanto. "Ochako, staremo bene! Ci tingeremo i capelli se serve! Um, potremmo metterci gli occhiali o dei piercing o qualcosa del genere? Non lo so, ma non ci faremo trovare! Arriveremo a Los Angeles e torneremo a casa prima che qualcuno possa accorgersene!" le sorrise. "Inoltre, nessuno mette più i ragazzi scomparsi sui cartoni del latte."

Lei sospirò. "Izuku, l'hanno già chiaramente notato che siamo spariti." Gli prese le mani, tracciandoci dei cerchi con i propri pollici. "Izuku, sei il mio migliore amico e sai che, cavolo, ucciderei per te, ma dobbiamo essere realistici qui. Non abbiamo più un'auto. Come faremo ad attraversare il Paese? E mettiamo che arriviamo a Los Angeles, okay? Sai cosa fare dopo? Sai almeno dov'è tuo padre?"

Il viso di Izuku si contorse in una sottile e controllata rabbia. "Lui non è mio padre, Ochako," scattò, pentendosene all'istante e chinando la testa, per continuare in un mero sussurro. "Toshinori è mio padre, ma ho bisogno di incontrarlo comunque. La mamma non ha mai parlato di lui e io voglio- voglio solo sapere da dove vengo," Quando la sua voce si spezzò, Ochako pensò che poteva sentire il dolore in essa. "S- so dove lavora. Pensavo di partire da lì e vedere che cosa succede." Guardò verso di lei, gli occhi umidi e lucidi per le lacrime che stava tentando di trattenere. "Mi spiace di averti trascinato in tutto questo, ma ho bisogno di farlo."

Ochako si gettò in avanti e gli avvolse le braccia intorno al collo. "Izuku, mi dispiace di aver dubitato di te! Lo troveremo! Farò tutto quello di cui hai bisogno, ma ti prego non piangere più! Andrà tutto bene," gli assicurò, massaggiandogli la schiena nel tentativo di consolarlo. "Andrà tutto bene."

Izuku inspirò profondamente e si separò da lei. Dopo averle offerto un modesto sorriso, promettendo che stava bene, proseguì. "Okay," disse. "Dobbiamo capire cosa intendiamo fare adesso."

Ochako si lasciò sfuggire una debole risatina. "Capito! Ora del brainstorming!"

 

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Katsuki era sdraiato sul pavimento in legno massiccio della loro stanza, a lavorare sull'addominale numero settantasei, quando Eijirou si buttò di peso sul letto proprio di fianco a lui. Il piano di Katsuki era di ignorare la sua presenza, ma poi il rosso aprì bocca. "Allora, sono appena stato al telefono con Denki e Sero," cominciò e Katsuki ebbe l'impressione che Eijirou esitasse a proseguire. "Hanno appena passato il confine in Louisiana."

"Pensavo fossimo d'accordo che loro andassero a nord per confondere gli sbirri." Rispose, bloccando a metà il sit-up per focalizzarsi davvero sul cambio di programma nel piano di cui Eijirou l'aveva appena informato.

Eijirou appariva ansioso. "Beh... sì.... ma ti ricordi di Tetsutetsu, vero? Aveva, tipo, un anno meno di noi ed era vicino di casa di Sero?"

Katsuki annuì. "E come non potrei? La nostra scuola aveva solo duecento ragazzi."

"Beh, farà l'università in Illinois e il suo amico, che a quanto pare stava facendo uno stage con la polizia di Chicago, ha detto che stavano cercando alcuni rapinatori dalla Georgia che credevano si stessero dirigendo a nord," spiegò. Katsuki gemette e si ributtò sul terreno. "Quindi, hanno pensato invece di prendere un tragitto nel profondo sud. Rimangono sulle strade secondarie, però, così per la polizia sarà più difficile trovarli."

"Beh non sarà una passeggiata," Katsuki sogghignò. "Hai altre fantastiche notizie da dirmi?" Chiese, facendosene una ragione di quanto fossero fregati.

"Sì, in realtà," replicò Eijirou. "Ci restano centoquarantadue dollari per arrivare a Los Angeles." Katsuki si schiaffò una mano in fronte e se la passò sul volto, sospirando in modo udibile.

"Quindi, in pratica, stai dicendo che siamo fottuti."

"Beh, non è esattamente vero," ribatté Eijirou, sempre ottimista. "Potremmo fare soldi in qualche modo!"

"Non mi metto a succhiare cazzi per denaro" rispose Katsuki, alzandosi dal pavimento e andando verso il bagno per lavarsi il sudore via dal viso.

Dopo aver immerso il volto nell'acqua fresca e averlo asciugato con un asciugamano omaggio, fissò la propria faccia allo specchio. Aveva un aspetto peggiore del solito, realizzò. Delle tenui occhiaie cominciavano a cerchiargli le palpebre inferiori e i suoi occhi già rossi erano iniettati di sangue. Gli sfuggì un lamento e fece per togliersi la maglia per esaminare il danno che aveva ricevuto giorni prima. Buttando la maglietta di lato, si controllò allo specchio, notando le macchie verdi giallastre dei lividi che gli coprivano il petto e l'addome. Almeno una dozzina erano sparsi sulla sua pelle, e quando si voltò, ruotando la testa per vedere il riflesso della sua schiena nello specchio, osservò l'ematoma viola intenso che circondava il profondo taglio dove una combinazione tra nocche d'ottone e un Quirk di Forza Potenziata gli avevano spaccato la pelle tra le scapole. Sebbene fosse diventato insensibile al dolore che gli causava, si chiese quanto ci sarebbe voluto perché finalmente guarisse.

"Sai," disse Eijirou, apparendo sulla soglia. "Probabilmente sarebbe d'aiuto metterci su del ghiaccio." Katsuki grugnì in assenso e si girò a fronteggiare Eijirou proprio quando questo gli tirò una canottiera.

Prendendola e infilando la testa nel tessuto scuro, andò fuori dal bagno, superando Eijirou, e verso una scrivania sul muro opposto ai due letti, prendendo su il secchio del ghiaccio e dirigendosi verso la porta. "Vado a cercare la macchina del ghiaccio." Non aspettando una risposta, uscì dalla stanza e camminò per l'interminabile corridoio del motel.

 

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"Ho un'idea!" esultò Izuku, saltando su dal suo posto sul letto. Dopo circa un'ora a raccogliere idee sui modi per arrivare a Los Angeles senza un'auto, i due avevano cominciato a pensare che niente avrebbe potuto funzionare.

"Che cosa?" chiese Ochako, intrecciandosi i capelli per la noia.

"Okay, ascoltami bene," cominciò, guardandola con serietà. "Katsuki ed Eijirou avevano bisogno di aiuto per pagarsi una stanza in motel, giusto?" Ochako annuì. "Bene, quindi non hanno molti soldi ma anche loro stanno cercando di arrivare a Los Angeles. Perché non proviamo a fare un patto con loro? Possiamo offrire loro soldi in cambio di un passaggio! È vantaggioso per tutti!"

"Okay, Izuku, Non credo che Katsuki ci voglia prendere su nemmeno se lo pagassimo," sospirò Ochako. "È stato parecchio chiaro sul non piacergli e non era molto entusiasta di aiutarci quando eravamo a piedi. Cosa ti fa credere che ci voglia aiutare ora?"

Il sorriso di Izuku si affievolì un po', ma si sforzò di rimanere ottimista. "L-lo so che non è stato esattamente amichevole," ammise. "Ma non so, ha comunque ceduto alle esortazioni di Eijirou e si è zittito quando gli ho tenuto testa all'ingresso. Perciò non può essere così male, giusto?"

"Izuku, è stato davvero cattivo con te."

"Ochako, un sacco di gente è cattiva con me," le disse lui, come se fosse un semplice dato di fatto e non un sentimento incredibilmente straziante. "Sono Quirkless. Le persone mi guardano e vedono qualcosa di, um, non so... non evoluto? Ci sono abituato, ma solo perché qualcuno dice delle cose orribili, non significa che è una cattiva persona." Ochako voleva, ma non si sarebbe messa a discutere con lui. Non poteva discutere con lui. Izuku era tanto testardo quanto gentile, e fintanto che vedeva del buono in qualcuno, non l'avrebbe trattato da meno di un amico. Non aveva mai saputo dire se fosse un difetto del suo carattere o un pregio.

Sospirò, sollevando le mani in segno di assenso. "Va bene. Se credi che funzionerà e se ti va bene sopportare orribili commenti come quello per, tipo, una settimana, allora vai pure a chiedere."

Lui annuì. "Sì, possiamo chiederglielo domattina prima che partano. Se dicono di no, rimarremo un altro giorno e penseremo a un nuovo piano."

"Va bene, Izu. Adesso, sto morendo di fame perciò puoi per favore andare a cercare le macchinette?" Lei gli sorrise, facendogli gli occhioni da cucciolo.

Lui annuì alla sua supplica. "Certo! Twizzlers, giusto? O vuoi le barrette alla fragola?"

Lei lo guardò con un'esagerata espressione di shock. "Izuku! Ovvio che voglio entrambi!"

"Okay, okay! Torno subito," Izuku ridacchiò, prendendo un paio di dollari dal comodino e uscendo dalla stanza con un sorriso stampato in volto.

Camminò lungo il corridoio del motel, seguendo le frecce sul muro che indicavano le macchinette del ghiaccio e degli snack. Il luogo era pittoresco, un po' squallido, ma pittoresco. Si domandò se molti luoghi fossero così tranquilli e calmi come questo. A casa, si svegliava ogni mattina con il rumore dell'ora di punta e delle persone che urlavano per strada. I suoni non l'avevano mai infastidito, era casa dopotutto, ma starebbe mentendo se dicesse che questo non era un bel cambiamento.

Mentre proseguiva nel tortuoso corridoio, notò un'insegna che diceva: Macchinette Ghiaccio e Snack sopra un ingresso aperto. Ci entrò senza pensarci due volte, e si trovò a fronteggiare la schiena di un familiare biondo tatuato.

Katsuki stava davanti alla macchina del ghiaccio, trasferendo grandi porzioni in un secchio, ignaro della presenza dell'altro. Il ragazzo dai capelli verdi la sfruttò come un'opportunità per osservarlo senza che gli venisse lanciata una raffica di insulti.

Notò la travolgente forza che Katsuki emanava, sia fisicamente che mentalmente. Semplicemente stando lì, l'attenzione di Izuku era catturata da lui e suppose che, persino in zone affollate, esercitasse questa sorta di presenza. Stava lì in piedi con una tale sicurezza e, mentre quello prendeva il ghiaccio, Izuku notò l'incresparsi dei muscoli sulla schiena e le braccia. Muscolatura pura, che si muoveva sotto la pelle, ed era artisticamente decorata con un elaborato tatuaggio di un drago rosso senza ali che gli avvolgeva l'intero braccio destro. Era splendido, pensò Izuku, osservando come il muso gli fosse poggiato sulla spalla, il corpo che scendeva per la lunghezza del braccio, e la coda che gli circondava il polso. Non poteva fare a meno di essere ammaliato da quanto pericolosamente forte Katsuki appariva. In aggiunta ai giudizi in via di sviluppo di Izuku riguardo Katsuki, si accorse del colore violaceo dei lividi che facevano capolino da sotto la canottiera del biondo e l'estremità di quello che Izuku pensò essere un taglio in via di guarigione. Le sopracciglia di Izuku si aggrottarono per la curiosità e la confusione, chiedendosi come avesse ricevuto una ferita così grande e misteriosa.

Sovrappensiero, non si accorse che Katsuki aveva finito, girandosi dove stava lui per registrare la presenza di Izuku. "Ti serve aiuto?" sbottò per la quarta volta prima che Izuku se ne accorgesse.

"Hm? Oh, scusa!" he smiled faintly. "Ero perso nei miei pensieri! Cosa stai facendo, Katsuki?" chiese, facendo un tentativo per conversare.

Katsuki ridacchiò maligno. "Come se fossero cazzi tuoi." Replicò, facendo per superare Izuku e lasciare la stanza.

Senza riflettere, Izuku si mosse a bloccare la porta, impedendo a Katsuki di andarsene. Il biondo si fermò di botto, inarcando un sopracciglio alla sua azione. Una volta che Izuku si rese conto di cosa aveva appena fatto, si spremette in fretta le meningi per dargli una spiegazione mentre il collo e le orecchie presero a tingersi di una tenue sfumatura rosa. "Um, avevo una domanda per te," lo informò.

Lo sguardo interrogativo di Katsuki si acuì, mentre aspettava che Izuku continuasse, pestando il piede per la noia crescente. "Vai avanti."

"Okay, allora, uh, mi rendo conto che siamo partiti col piede sbagliato," lo informò. "Tuttavia, Ochako e io siamo un po' nei guai e sappiamo che tu ed Eijirou state andando a Los Angeles. Quindi, pensavamo che forse potevamo-"

"No."

"Cosa?"

"Non sei sordo, no? Ho detto di no. Non vi portiamo con noi," replicò Katsuki, il fastidio costante nella sua voce. Izuku arricciò il labbro inferiore in un broncio e il biondo roteò gli occhi. "I vostri problemi non sono i nostri. Non dobbiamo aiutarvi per forza, quindi non fare quella cazzo di faccia con me" Spinse Izuku di lato e tentò ancora una volta di uscire dalla stanza, solo per fermarsi quando avvertì una stretta sul polso. Ruotò la testa per guardare dritto verso Izuku. I ricci del ragazzo ricadevano intorno alla cute lentigginosa e pendevano di fronte a grandi e luminosi occhi verdi che sembravano penetrargli nell'anima. Katsuki, per ragioni sconosciute, sentì il proprio viso iniziare a surriscaldarsi e diede uno strattone per liberarsi la mano.

"Per favore," lo pregò Izuku, le lacrime che minacciavano di sgorgare dai bordi delle palpebre. "Vi pagheremo."

Katsuki, mantenendo contatto visivo, deglutì. "Quanto?"

"Ottocentocinquanta dollari," gli disse Izuku. "Dovrebbe essere abbastanza per il carburante e qualche altra spesa, giusto?"

Katsuki, riprendendosi dal breve stordimento, rispose. "Voglio mille dollari."

"Che? Assolutamente no!"

Katsuki scrollò le spalle, uscendo nel corridoio. "Aspetta!" udì e si girò verso Izuku, il quale stava a non più di un paio di centimetri da lui. "Possiamo fare novecento."

Katsuki si prese un minuto per fingere di pensare, lasciando aumentare la preoccupazione del ragazzo più piccolo. "Va bene," fece impassibile. "Ma ci saranno delle regole!"

Izuku fece un sorriso che Katsuki giurò potesse curare il cancro, ma di certo non l'avrebbe mai ammesso. "Va bene!"

"Tu e Ochako vi sedete dietro, non avete voce in capitolo sulla musica che mettiamo, e se mi fate incazzare e vi dico di stare zitti, voi lo fate," he listed.

"Affare fatto! Grazie mille Katsuki," lo ringraziò l'altro. "Sapevo che non potevi essere così male!" Gli fece un ultimo cenno di saluto prima di correre di nuovo nella stanza e verso le macchinette.

Katsuki diede un'occhiata al ragazzo prima di voltarsi e compiere il tragitto di ritorno alla sua camera. Se doveva essere del tutto onesto con se stesso, non poteva credere di aver appena acconsentito. Non li aveva nemmeno voluti nella macchina in primo luogo. Forse sono state le sue supplichePensò tra sé. Io odio le suppliche. Gli ho detto di sì solo per farlo smettere. Annuì ai suoi stessi pensieri, concordando che fosse quella la ragione dietro le sue azioni e non come i luminosi occhi verdi del ragazzo con le lentiggini gli scrutassero l'anima e piegassero la sua volontà.

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Due giorni prima...

 

Toshinori Yagi camminava avanti e indietro per il perimetro del suo salotto, gli occhi infossati che guardavano il pavimento di legno scuro. Non aveva dormito molto negli ultimi due giorni. Nemmeno Inko, la quale stava accanitamente spolverando il tavolino da caffè per tenere la mente occupata in qualcosa diverso dalla scomparsa di suo figlio. Quando lui udì l'inconfondibile suono di vetro che andava in frantumi e un sussulto soffocato, vide Inko dimenarsi per ripulire dal pavimento i resti di un vaso rotto, fiori danneggiati e una pozzanghera d'acqua sparsa tra affilate schegge di vetro seghettate. Le sue morbide mani si muovevano goffamente e Toshinori accorse verso la sua sagoma inginocchiata e si chinò per scendere al suo livello, prendendo le sue mani nelle proprie. "Inko, amore," cominciò in un tono dolce e rassicurante. Lei alzò lo sguardo su di lui, le lacrime che scorrevano lungo le tonde guance paffute. Ne rimosse una con una gentile carezza del pollice. "Lo troveremo."

"M-ma, e se fosse già successo qualcosa," pianse lei. "È solo il mio piccolo bambino." Liberò le mani dalla sua presa e gliele gettò intorno al collo, tirandolo in un forte abbraccio e singhiozzando incontrollabilmente contro la sua spalla. Toshinori si lasciò sfuggire un sospiro agitato, passando la mano sulla schiena di Inko mentre lei gli bagnava la maglia oversize con le sue lacrime, furioso con se stesso per non averlo saputo, non essere stato capace di impedire che qualcosa del genere accadesse.

"È colpa mia," biascicò, a malapena un sussurro, ma Inko lo udì e si separò dal loro abbraccio, guardando verso di lui con occhi lacrimosi. "Io- Forse qualcosa lo stava turbando. Dovrei essere suo padre, avrei dovuto sforzarmi di più per essere sicuro che si sentisse bene."

Inko scosse la testa con enfasi, prendendogli il viso affilato e spigoloso tra le delicate mani. "Toshi, non dire questo! Sei sempre stato formidabile con Izu! Lavori molto duramente per darci una bella vita e lui lo sa! Lui ti ammira, viene da te ogni volta che ha bisogno di un consiglio. Io- Io non lo so perché lui e Ochako siano scappati, ma non dev'essere stato a causa tua. Non può. Lui ti adora."

Toshinori si passò una mano tra i capelli e sospirò con voce tremante, "Vorrei poter andare a cercarlo io stesso. Non capisco perché lui e Ochako se ne siano andati." Toshinori si sentiva debole. Guardò sua moglie, la quale stava tentando, e fallendo, di soffocare i singhiozzi. Avrebbe dovuto sapere ogni cosa, essere il protettore della sua famiglia, tenerli lontano dal pericolo.

... E ho fallito. Pensò tra sé mentre osservava sua moglie piangere per il loro figlio scomparso. Sono l'uomo più potente di Wall Street. Ho miliardi di dollari a mia disposizione e lavoro attivamente con il governo su affari economici esteri. Possiedo tutto questo. Posso fare tutto quello che voglio, ma non ho potuto proteggere il mio stesso figlio.

Toshinori prese la mano di sua moglie un'altra volta, stringendola fermamente nella propria. "Lo riporteremo indietro, Inko."

Inko annuì lentamente, il flusso di lacrime aveva rallentato e i suoi singhiozzi si erano placati, ma una costante scia di gocce salate continuava a scenderle lungo le guance. "Voglio solo che torni a casa."

 

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Naomasa Tsukauchi era stanco.

No, ritirava tutto.

Era esausto. Per ore, era rimasto curvo sul suo computer, circondato da tazze di caffè vuote, occhi iniettati di sangue che bruciavano mentre controllava video di sorveglianza dopo video di sorveglianza ponti a pedaggio, cercando l'ora e la direzione in cui Izuku Midoriya e Ochako Uraraka avevano abbandonato la città di New York, lasciando che i loro genitori soffrissero d'insonnia, che camminassero avanti e indietro ad ogni ora della notte preda di una paura da far cedere le ginocchia. Quando ebbe terminato con il dodicesimo video di un ponte che portava più a nord, un altro vicolo cieco, chiuse gli occhi e si passò una mano sui muscoli facciali tesi. Una volta fatto, controllò il suo telefono e lesse l'ora facendo una smorfia: 3:22 del mattino.

"Nove ore," si lamentò, ripetendo ad alta voce la quantità di tempo che aveva speso a esaminare i filmati. Prese una tazza di caffè freddo mezza vuota e ne bevve un sorso, facendo una smorfia al sapore stantio. Si appoggiò alla sedia, chiudendo gli occhi, tentando di reprimere la sensazione di bruciore che li avvolgeva. Intendeva tenerli chiusi per solo un minuto, ma dopo cinque, si era addormentato e i suoi muscoli si rilassarono un momento, facendogli cadere la tazza di caffè freddo su tutta la sua persona.

Subito saltò sul posto, spingendo via la sedia con le ruote e strofinando la divisa color kaki zuppa di caffè. Il viso si contorse in una smorfia di disgusto mentre cercava qualcosa sulla scrivania che potesse usare per tirare su il liquido. Notando un fazzoletto, e non realizzando la propria posizione accanto ad un'altra tazza di caffè piena a metà, utilizzò quello, sollevandolo e di conseguenza rovesciando più caffè sul tavolo. Con il cervello che lavorava ad un ritmo più lento dopo essersi sforzato di restare cosciente per le parecchie ore passate, Tsukauchi non si accorse subito che questa nuova pozza di caffè si stava rapidamente spandendo verso le carte e accumulando intorno a una serie di nastri VCR contenenti video di sorveglianza dai numerosi ponti che portavano fuori città.

Improvvisamente, una scintilla di consapevolezza attraversò i suoi occhi e scattò verso i nastri, tirandoli via e pregando che non fossero troppo danneggiati per funzionare. Li analizzò separatamente uno ad uno, valutando i danni. Tutti tranne quello di sotto sembravano intatti, cosa per cui era grato, ma gli servivano tutti quanti.

Con il caffè versato che stava rapidamente coprendo l'area della scrivania, spostò in fretta i nastri su un tavolo asciutto poco lontano, per tenere in mano solo quello cosparso di caffè. Un vecchio televisore e un videoregistratore erano situati su un rolling stand adiacente alla scrivania e Tsukauchi ci si avvicinò, rimuovendo il nastro che aveva appena visionato e rimpiazzandolo con quello danneggiato.

Ti prego funziona ...

Un rumore di statico riempì lo schermo del televisore per un breve momento prima che il video apparisse. Il video mostrava un casello di uscita a sud, verso il New Jersey. Nell'angolo, una marca temporale lo segnava come del 10 luglio 2018, ore 01:32:23.

Tsukauchi si lasciò sfuggire un sospiro che non sapeva stesse trattenendo, sollevato che il nastro funzionasse e che non dovesse mettersi a scrivere un rapporto su delle prove distrutte. Con l'animo più tranquillo, fece per rimuovere il nastro così da poter continuare a vedere gli altri in ordine, quando vide una mass di ricci verdi pop out of un finestrino sul lato del guidatore, banconote stropicciate nella mano.

Tsukauchi era un buon amico di Toshinori Yagi. Erano stati all'università insieme e dopo erano rimasti amici, anche se avevano preso strade diverse nella vita, seguendo differenti percorsi lavorativi. L'uomo trascorreva persino le vacanze a New York con Toshi e la sua famiglia ogni anno, passando a rimpinzarsi al Ringraziamento e scambiandosi regali a Natale. E, perciò, Tsukauchi conosceva fin troppo bene quella zazzera di capelli verdi, essendo capace di identificarla a prima vista come appartenente a Izuku Midoriya.

Il sedile del passeggero era alquanto celata nell'oscurità, tuttavia Tsukauchi sapeva, dai file che aveva passato al setaccio in precedenza, che la Honda Civic del '98 sullo schermo apparteneva a nientepopodimeno che Ochako Uraraka. La fioca illuminazione dell'ufficio faceva apparire nefasto il suo ghigno, ma era in buona fede che lui sorrideva alla prova del figlio del suo migliore amico che abbandonava la città, sapendo di essere un passo più vicino a trovarlo e portarlo a casa al sicuro tra le braccia dei suoi genitori.

 

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Shouta Aizawa sedeva su un divano leopardato fucsia a bere un caffè disgustosamente zuccheroso, nel mezzo di quello che considerava essere un salotto molto luminoso e malamente decorato. Al suo fianco, il suo partner, Hizashi Yamada, stava tracannando il suo caffè con un innaturale ottimismo per così presto alla mattina.

Di fronte a lui, seduta su un divanetto zebrato bianco e nero, c'era Mina Ashido, che cercava di concentrare la propria attenzione su tutto tranne i due detective di fronte a lei. Aizawa l'aveva incontrata in precedenza mentre lavorava al salone di bellezza locale, in tutta la sua sgargiante e iperattiva gloria, e notò come si comportava in maniera completamente opposta a quella in questo momento. Quella mattina, sembrava considerevolmente più riservata, come se stesse concentrando tutta l'energia che di solito utilizzava per funzionare sul pensare alla situazione in cui adesso si trovava. I suoi capelli, tipicamente acconciati in un ribelle caos rosa shocking, che faceva da pendant con la pelle rosa chiaro, adesso erano tirati indietro con tante mollette. Non si era cambiata in abiti da giorno in preparazione alla visita dei detective, restando vestita con pantaloncini del pigiama a strisce multicolor e una felpa rossa oversize che Aizawa presumeva potesse appartenere solo al sospettato in questione.

"Signorina Ashido," ripeté Aizawa con fermezza. "Puoi per favore dirci dov'è Eijirou Kirishima?" La turbolenta ragazza socchiuse i suoi occhi neri in malizia.

"Per l'ultima cavolo di volta, detective," sbraitò. "Non so dove sia quel ragazzo. Inoltre, anche se fosse, non ve lo direi."

Aizawa si prese il ponte del naso in frustrazione. La mancanza di sonno degli ultimi giorni alla fine stava avendo la meglio, mettendo alla prova la sua pazienza con la ragazza. Yamada scrutò il suo partner e, realizzando quanto fosse vicino a perdere la testa, si intromise.

"Mina, hun," sorrise, doing an lavoro eccellente a recitare il 'poliziotto buono' con il sorriso stampato in faccia e la personalità ottimista. "Kirishima è in un sacco di guai. Più cerca di sfuggire alla polizia, più tempo passerà in prigione. Chiaramente, tu ci tieni a lui e non credo tu voglia vederlo trascorrere il resto dei suoi vent'anni dietro le sbarre."

L'espressione di Mina si addolcì per una frazione di secondo prima di ritornare ostile. "Sto insieme ad Eiji da cinque cazzo di anni," affermò come a dichiarare un dato di fatto. "Amo quel ragazzo più di ogni cosa e lo giuro, brucerei nelle fosse ardenti dell'inferno prima di abbandonarlo."

"Ashido," sospirò Aizawa. "Ti ha chiuso in un cavolo di armadio l'altra sera. È impossibile che tu voglia ancora proteggerlo."

Lo sguardo di lei si spostò da entrambi i detective a solamente Aizawa, fissandolo con uno sguardo freddo come la pietra. "Stavo per seguirlo. Sapeva che voi sareste venuti a cercarlo e non voleva che anch'io mi macchiassi la fedina penale," spiegò, stringendo la tazza sulle gambe. "L'ha fatto perché ci tiene a me. Tra l'altro, mi ha passato il telefono da sotto la porta e mi ha detto di aspettare mezz'ora per chiamare a farmi tirare fuori." Agitò la mano alla sequenza di eventi, mostrando ai detective che difficilmente le importava.

Ci fu un momento di silenzio nel piccolo gruppo, in cui i loro sguardi parlarono per loro. Poi, il rumore della porta d'ingresso che si apriva e si richiudeva rieccheggiò in tutta la casa e una donna dallo stesso colorito di Mina apparve sulla soglia del soggiorno. "Sorellona, che ci fai qui?"

La ragazza la fissò con un'espressione che poteva significare, 'secondo te?' e Mina lo accettò come risposta. La ragazza poi scrutò i detective. "State cercando i ragazzi?"

Aizawa e Yamada spostarono la loro attenzione completamente verso di lei. "Ragazzi? Abbiamo avuto solo un filmato di Kirishima prima che le telecamere andassero in corto circuito."

"Già, dev'essere stato Kaminari," Informò i detective da sopra le proteste della sorella. "Kirishima può averci preso parte, ma non fa niente senza gli altri. State cercando Hanta Sero, Denki Kaminari e anche Katsuki Bakugou. Bakugou lavorava al supermercato dove è avvenuto il furto quindi probabilmente ha orchestrato lui il tutto."

"Sorellona!" alla fine Mina strillò forte abbastanza da attirare l'attenzione sia di sua sorella che dei detective. "Perché cazzo li stai aiutando?"

L'altra ragazza guardò verso di lei con un'espressione accigliata. "Mina, Eijirou mi è sempre piaciuto, ma quei ragazzi si stanno per rovinare la vita. È meglio se vengono catturati adesso prima che facciano qualcosa per peggiorare questo casino," spiegò. "Eijirou ha detto che aveva un cugino su in Kentucky da cui avrebbe comprato un'auto. L'ipotesi migliore è che lui e i ragazzi siano diretti lì per cambiare le macchine e assicurarsi una fuga pulita. Non so verso dove però."

Aizawa guardò Mina e la sorella, piacevolmente sorpreso del grande supporto che la seconda era stata. "Grazie per l'aiuto," le disse, prima di rivolgere la sua attenzione a Mina. "Signorina Ashido, dacci l'indirizzo di suo cugino. Se ti rifiuti o ci dai quello sbagliato, saremo costretti ad arrestarti per aver interferito con un'indagine di polizia." Mina lo guardò negli occhi, un'espressione mista tra puro, assoluto disprezzo e preoccupazione straziante. La stretta in cui teneva la tazza del caffè fece sbiancare le sue nocche rosa e la morsa che esercitava sul labbro inferiore sembrava abbastanza forte da farlo sanguinare.

Era difficile dirlo con gli occhi così neri, ma Aizawa era sicuro che fosse quasi sul punto di scoppiare in lacrime. E poi, aprì lentamente la bocca, pronunciando in poco meno di un sussurro, "Okay..."