Actions

Work Header

Regalo di San Valentino

Work Text:

Dio non era molto abituato a parlare dei propri sentimenti. O per essere più precisi, aveva difficoltà a esprimere il proprio attaccamento. Ripeteva varie volte al giorno ai suoi fedelissimi quanto odiasse i Joestar - anche se Jonathan, da parte sua, lo salutava ogni mattina con un gran sorriso - e il loro eroismo ipocrita. Parlava di quanto odiasse suo padre e gli mancasse sua madre, morta quando era piccolo, e della gratitudine di aver trovato qualcuno come Enya disposto a credere in lui e aiutarlo ad andare in università. Era in contatto con le proprie emozioni molto meglio di altri, in quel campus. Eppure, ogni volta che doveva pensare a cosa provasse esattamente per Enrico, la sua mente rifiutava ogni parola. Non erano fidanzati. Non erano morosi. Non era il suo ragazzo, per amor del cielo! Nonostante, quando quasi picchiò il giovane D'Arby per aver fatto male al fratello di Enrico, sottolineò che nessuno poteva toccare i Pucci senza il suo permesso. Mai.

 

Era proprio una cosa da fidanzati geloso, aveva poi borbottato Terence, poggiando le braccia sul tavolo della mensa.

"Vorrei avere anche io un Joseph Joestar pronto a picchiare gli altri professori per me."

Commentò Mariah portandosi la sigaretta appena rollata alla bocca, pregustando il momento in cui sarebbero usciti nella zona fumatori.

"Meglio avere addosso le mani di un Joestar che quelle di Dio furioso."

Rispose il maggiore dei D'Arby, carezzando i capelli del fratello, che lo scacciò di malo modo.

Vanilla sospirò, cercando di non recepire in maniera cosciente la replica a sfondo pesantemente sessuale della loro compagna di università.

“Cristo, Mariah, non riesci a pensare ad altro che al prof di storia?”

La ragazza sbuffò infastidita.

“Siete un branco di stronzi. Io devo sorbirmi le sordide avventure vostre, incluse di particolari, e io non posso sbavare dietro a Joestar?”

Un borbottio pieno malumore si levò dal gruppetto.

“E comunque, San Valentino si sta avvicinando. Dio ha intenzione di fare qualcosa per Pucci?”
Chiese Mariah, portando la sigaretta dietro l’orecchio. I due D’Arby sollevarono le spalle.

“Mi aveva detto che stava organizzando qualcosa.”

Vanilla Ice si grattò appena il mento squadrato, prima di prendere la propria borsa decorata per tirarne fuori il cellulare.
“Comunque fra poco ho lezione. Ci vediamo dopo. E ricordate anche voi di San Valentino!”

“Potremmo portare ai Pucci una testa mozzata, secondo la tradizione…” Mormorò Terence.

Mariah mostrò i denti, a metà tra lo schifato e il divertito.

“Sei raccapricciante. Non hai già infastidito Enrico abbastanza?”

Il giovane arricciò il naso, nascondendosi maggiormente dietro le proprie braccia. Sì, Dio lo aveva già minacciato anche troppo, così come Enrico Pucci. Tutto per aver fatto una prova di coraggio a Domenico, che non aveva avuto le palle di tenerlo per sé. In più, il naso era ancora dolorante, e non aveva voglia di averlo rotto nuovamente.

 

La mattina di San Valentino, sulla soglia della villa Pucci, un fattorino si attaccò al campanello. Gli aprì Perla, la più giovane della famiglia, che subito emise un sospiro pieno d’amore nel vedere quel gigantesco vaso di rose che il poveraccio le trascinò davanti. La ragazza corse velocemente incontro al fratello, al quale saltellando annunciò che Domenico le aveva fatto il regalo più dolce della storia. Mentre Perla correva a prendere il telefono per farci una foto, Domenica scivolò lentamente fuori dalla cucina, appoggiandosi allo stipite della porta per guardare il grosso, grosso vaso.

“Li hai regalati tu a Perla?”

Chiese Enrico, tenendo le braccia incrociate sul petto, in attesa che il corriere tornasse con un secondo carico. Domenico sollevò la tazza piena di cioccolata e latte.

“Scherzi? Saranno una cinquantina di rose, questa pianta varrà un sacco di soldi.”
“Magari hai risparmiato…” Provò.

“No. Dovrei fare cinque lavori per riuscire a comprargliela, non uno.”

Enrico ringraziò con un cenno il fattorino, tenendo tra le mani la scatola che gli aveva appena consegnato. La aprì facendo scivolare di lato il nastro di seta marrone, scoprendo una scatola di cioccolatini di alta pasticceria. Sopra di essi, spiccava in oro la parola Dio, scritta con glassa dorata. Enrico sospirò, e mangiò un cioccolatino dall’angolo.

Dio era così duro con gli altri, ma non riusciva che ad essere un cavaliere con lui. Lungi dall’essere perfetto, ma comunque capace di sentirlo amato, nonostante la sua difficoltà nell’esprimere quel sentimento.

“Te l’ha regalata Dio?”

Chiese Domenico, ancora assonnato, portandosi la tazza alla bocca.

“Mmmh.”
Annuì Enrico, sorridendo appena. Il rumore dei passi sulle scale gli fece allargare il sorriso.

“Perla ci rimarrà male.”

Domenico alzò le spalle, e rientrò lentamente in casa. Enrico sentì il familiare rumore della sorella che balzava in spalle all’altro.

“Ti porto a fare un giro per San Valentino, Perla. Dove vuoi andare?”

Enrico si portò la scatola al petto. Aveva una splendida famiglia, un fratello ritrovato,  e un fidanzato amorevole. Cosa poteva volere di più?