Actions

Work Header

In the End 1.0

Chapter Text

CAP1
Cavalcava instancabilmente da giorni.
La neve stava diventando sempre più alta e il freddo polare gli penetrava sempre di più sin dentro alle ossa, facendolo costantemente rabbrividire.
Non era mai stato abituato a quel clima in vita sua, ma era diventato inevitabile tentare di sopportarlo. Il vecchio Lord Stark aveva sempre avuto ragione: l’inverno era arrivato, e non solo quello.
Cosi, Jaime Lannister, il famoso Sterminatore di Re, stava cercando di tenersi in vita semplicemente ponendosi l’obiettivo di raggiungere l’esercito del Re del Nord il più in fretta possibile, dopo di che, tentare ulteriormente di sopravvivere alle eventuali, e senz’altro giustificate furie della giovane Regina dei Draghi, una volta arrivato al suo cospetto.
A quel proposito, Jaime sperava in Tiryon. Per quanto ne sapeva, il suo unico fratellino era il primo cavaliere di Danenerys Targaryen, e 
una volta calmate le acque, forse avrebbe potuto spiegare ai sovrani il motivo della sua visita, ma soprattutto il motivo per il quale il promesso esercito non fosse alle sue spalle.
Ebbene, tutto quanto aveva una sola spiegazione: Cersei.
Jaime era decisamente infuriato con lei, ma ancor di più lo era con se’ stesso. Come aveva potuto fidarsi, o anche solo pensare che lei avrebbe rispettato i patti!?
Anche se era un pensiero decisamente da idiota, aveva sperato strenuamente che la parola di sua sorella fosse sincera, che almeno in quell’aspetto di subdola cattiveria fosse finalmente cambiata…ma alla fine, dopo il periodo di prigionia passato ad Harrenal, si era accorto di essere cambiato lui stesso, sia fisicamente, sia soprattutto mentalmente, dove tutto era rivoluzionato.
Tutto, tranne una cosa: l’amore incondizionato che provava per lei.
Che lo Sterminatore di Re e Cersei Lannister si amassero, era ormai un dato di fatto, e poco importava il legame di parentela. Quell’amore aveva prodotto tre frutti, tutti tragicamente appassiti a causa di un destino tremendamente avverso, e adesso la quarta creatura avrebbe patito la stessa atroce fine. Non poteva pensarci.
In ogni caso, la mazzata finale l’aveva presa da Euron Grayjoy: l’umiliazione ricevuta da quel pazzo scriteriato davanti a tutta la corte, era ancora impressa a fuoco nella sua memoria, e non l’avrebbe dimenticata tanto facilmente.
Ma lo sguardo insano di Cersei una volta salita sul Trono di Spade...gli aveva congelato il sangue nelle vene, perché lui l’aveva già rivisto, dipinto sul volto di un altro re, al tempo in cui portava la cappa bianca, e riassistervi, anche se a distanza di anni, non gli era piaciuto affatto.
Era stato quello a fargli aprire gli occhi.
Jaime aveva quindi deciso la sua linea di azione: fanculo Cersei, e andasse a fanculo anche la lealtà.

**truppe di John Snow**

Ormai mancava poco: ancora un giorno e l’esercito reale avrebbe raggiunto Grande Inverno.
Erano settimane che Brienne di Tarth esibiva un comportamento piuttosto inusuale. Era costantemente distratta, e assente; tutti ormai l’avevano notato, perfino i sovrani, che si erano ricongiunti con la compagnia e adesso cavalcavano in testa all’esercito, l’uno a fianco all’altra.
Tuttavia, vi era una persona in particolare che si era accorta di tutto fin da subito: Podrick Payne. 
-M’lady, ti senti bene? -il povero ragazzo aveva ripetuto quelle poche parole alla sua signora almeno una ventina di volte solo quella mattina, ma a parte qualche sporadica risposta evasiva, non c’era stato verso di capire altro.
Il tutto, stava accadendo sotto gli occhi sagaci di Ser Bronn dalle Acque Nere, il mercenario, che dopo tanti ripensamenti aveva ottenuto il permesso di aggiungersi all’esercito reale e dai ghigni che tratteneva a stento, doveva divertirsi parecchio.
La vergine di Tarth invece cavalcava imperterrita con la testa bassa e lo sguardo decisamente triste, tanto è vero che pareva non sentire del tutto gli insistenti richiami del giovane scudiero al suo fianco.
Cosa poteva esserle mai accaduto, a quel convegno, si chiedeva Podrick, stanco di venire ignorato.
Erano giorni, che si lambiccava il cervello.
Cosa mi è saltato in mente...” pensava invece Brienne con rammarico, “cosa speravo di ottenere?”
Non avrebbe mai potuto competere con sua sorella...e poi, quel “fanculo alla lealtà”. 
Certo. Cosa più idiota non avrebbe potuto dirgliela. 
“B
ella pensata, Brienne” si complimentò con sé stessa. Se solo l’avesse ascoltata, invece di andare a rischiare la vita contro uno sputafuoco, armato solo di lancia! 
“Accidenti a lui!”
-MIA SIGNORA!! -
Quel brusco grido interruppe prepotentemente quel flusso di pensieri; Podrick aveva urlato a pochi centimetri dal suo orecchio, facendo imbizzarrire il destriero, e provocando le risa dei soldati poco distanti che avevano assistito alla scena.
-Podrick Payne! -rispose a tono Brienne, tenendo ben salde le briglie. -Azzardati ancora una volta ad alzarmi la voce ed io ti giuro che il tuo sodalizio da scudiero finisce all’istante!-
Il giovane spalancò gli occhi: non l’aveva mai sentita usare un tale tono, ma soprattutto non l’aveva vista tanto infuriata e nervosa da quando...da quando era giunta notizia che lo Sterminatore di Re fosse bruciato vivo o annegato nel tentativo di uccidere il drago reale di sua maestà.
Magari, ragionò allora il giovane intimorito, l’oggetto del malessere della sua signora doveva sempre il solito.
Ser Jaime!
Ma non poteva certo chiederle qualcosa, non se lei lo fissava con quegli occhi, che con la neve erano diventati se possibile ancora più limpidi.
-Mia signora, io-
-Per i Sette Dei! Che cosa vuoi, da me? Sono giorni che non fai altro che ripetere le stesse parole in continuazione!
-Ma io, in realtà...-Podrick era troppo spaventato per riuscire a pronunciare un’altra parola.
-Allora, dimmi cosa vuoi! -Brienne stava praticamente gridando, pallida e febbrile, con le guance chiazzate di rosso dal gran freddo. -Anzi, non dirmelo, non ti voglio sentire fino a stasera!-
Detto quello, la donna spronò il cavallo in avanti, distanziandosi da Pod e dai soldati.
-Quella donna sta decisamente di merda.- 
Sentenzió una voce una voce familiare. Pod la riconobbe subito anche senza voltarsi.
-Sei tu, ser Bronn! Che ci fai qui?
-La tua enorme signora non ti ha insegnato le buone maniere? -
Lo scudiero arrossì, e l’uomo dai capelli neri si fece una sonora risata.
-Non dicevo mica sul serio! Guardati, sei arrossito come una verginella!
-Non intendevo offenderti, mio signore. Se non vuoi dirmelo non indagherò oltre. -
Bronn gli pose una mano sulla spalla in maniera incoraggiante.
-Non angustiarti, ragazzo! Non avevo detto a nessuno che sarei venuto anch’io.
-Quindi combatterai per noi!
-Stai scherzando? Non può fregarmene di meno, della guerra!
-Ma allora perchè-
-Ancora non hai imparato? Attento a quello che mi chiedi: se te lo dicessi, dovrei ucciderti, e non credo che alla tua signora piacerebbe. Ti basti sapere che mi sono semplicemente confuso tra tutta questa bella gente, e che ti tengo d’occhio da giorni. A proposito, cosa sta succedendo? -
Pod non si fidava, ma alla fine non poté più esimersi dal raccontare.
-Sono preoccupato, ser! E tanto! Non posso vederla in questo stato: ho giurato a ser Jaime che l’avrei protetta e che mi sarei curato di lei!-

Il cavaliere delle acque nere parve sorpreso dalle ultime affermazioni, poi scrollò le spalle e disse: -Avrà il mal di stomaco!

-La mia signora non si ammala mai, ed è per questo che non sono tranquillo. Peggiora ogni giorno che passa, non mi parla, mangia e dorme appena!

-Beh, ammetto che per quel poco che la conosco, ha avuto giorni migliori.

-Deve esserle successo qualcosa a Fossa del Drago, mentre noi non c’eravamo. Ne sono più che certo! Solo, che non capisco cosa...
-Lo vuoi un consiglio spassionato? Lasciala stare. È una donna. Certo, una donna adulta e che assomiglia più ad un uomo, ma è pur sempre una donna e come tale possiede dei sentimenti e tanti, troppi segreti, per due poveri uomini come noi.-
Podrick guardò in basso, riflettendo attentamente su quelle parole.
-Non c’è modo che mi perdoni? Non volevo farla arrabbiare.
-Lo farà di certo! Non è così stronza!
-Grazie Ser! -esclamò Podrick rincuorato e ora sorridente.
-Ah, un’altra cosa! Non illuderti di capire le donne, non provarci nemmeno. È praticamente impossibile e il solo tentativo ti renderebbe più pazzo di un Targaryen sul Trono di Spade.
-Lo terrò a mente!
-Bravo ragazzo.

**Strada del Re**

Jaime era ancora in viaggio nonostante la notte. Fermarsi per accendere il fuoco avrebbe significato “suicidio”, soprattutto dal momento in cui aveva il fortissimo sospetto di essere seguito da diverse miglia.
Il sospetto si accentuò non appena sentí il fedele destriero nero irrigidirsi e digrignare i denti nel morso.
Possibile?
Sì, possibile: adesso udiva, anche se sommessamente, gli zoccoli di altri cavalli che pestavano pesantemente sul terreno innevato.
-Merda. -esclamò a denti stretti, rivolto al cavallo bianco. -Abbiamo compagnia.-
Cersei aveva realmente mandato le sue guardie ad ucciderlo...e dovevano essere almeno in cinque.
-Quale crudeltà, vero, Onore? -continuò con amarezza, sempre parlando al destriero. -tanto disturbo per un uomo con la mano sola! Tyrion morirebbe dal ridere.-
I cavalli sembravano sempre più vicini e Jaime posò istintivamente la mano buona sull’elsa di Lamento di Vedova, la spada che era appartenuta a Joffrey, sperando e pregando tutti i Sette Déi di non doverla usare.