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In the End 1.0

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CAP 32

Passò un mezzo ciclo di luna, prima che le spedizioni nel regno ricominciassero: Jon, Davos, Bran e Jaime erano dovuti partire all’improvviso, non appena giunto il corvo che annunciava un incontro imminente con i rappresentanti delle Città Libere.
Davos era andato a prendere Bran in piena notte, trovandolo sveglio e vigile, come se avesse saputo in anticipo della partenza.
Jon si era vestito in fretta, e aveva trasportato la figlia nelle stanze di Sam.
Come sempre, se n’era separato a malincuore, ma per sua fortuna il Maestro era sveglio.
Jaime era scattato giù dal letto appena sentiti dei colpi alla porta della stanza: dopo aver ascoltato le parole del ragazzo della servitù, si era preparato cercando di fare meno rumore possibile.
Alla fine, aveva lasciato Brienne con un bacio. Con il progredire della gravidanza, la guerriera bionda faceva sempre più fatica a prendere sonno la notte, e il giorno si innervosiva con la velocità con cui la lama di una spada fende l’aria.
Jaime comunque cercava di rimanerle accanto il più possibile senza sfinirla troppo di attenzioni, così come la Regina in persona andava a trovarla di tanto in tanto insieme a Tyrion.
Ma la sorpresa più grande, Brienne l’aveva ricevuta dai soldati: la rispettavano ancora. Persino le reclute le davano ascolto, nonostante il fatto che gli ordini provenissero da lei, una donna incinta.
La Donzella non si sarebbe mai aspettata tanta obbedienza, e anche Podrick si adoperava a sostituirla discretamente ogni volta che la vedeva affaticata, ma senza mai farglielo pesare.
Ed erano quelli, i momenti sereni in cui Brienne provava una felicità quasi irreale.
Il Leone invece era preoccupato: se le previsioni di Gilly e Sam erano esatte, mancavano solo quattro lune all’arrivo del suo piccolo, e lui già sapeva che avrebbe dovuto stare lontano da lei per tre di esse.
Anche procedendo a ritmo serrato, la capitale rimaneva sempre troppo lontana dal fottuto Nord, e la questione delle Isole di Ferro andava gestita insieme a Sansa nel viaggio immediatamente successivo.
In quel caso, Jaime e Jon avrebbero dovuto accompagnarla... Peccato che l’algida signora di Grande Inverno non fosse affatto della loro opinione: appena ricevuta la missiva di Theon, aveva organizzato l’impresa in un solo giorno. Tyrion era stato troppo occupato per accorgersene, ma nell’istante in cui aveva letto le poche, sintetiche parole della sua Regina, aveva lasciato le scartoffie a Sam, e si era precipitato giù per le scale senza neanche una parola.
Non poteva credere che Sansa sarebbe partita.
Tenendo la pergamena stretta nel suo pugno, era riuscito ad incrociarla al tramonto.
Lei era in piedi, davanti ai pesanti portoni di legno ferro che qualcuno degli inservienti stava cercando di aprire per farla passare. Aveva addosso il mantello da viaggio e l’abito pesante, e il Folletto era rimasto sconvolto, quando l’aveva chiamata e le aveva chiesto se veramente avesse intenzione di partire.
Sansa gli aveva tranquillamente confermato la sua destinazione: Pyke.

-Ho già dato l’ordine, partirò subito.

-Subito, Maestà?

-Sono trattative importanti, mio signore. Anche Varys e Sam dicono che sia meglio non tirare i fili della pazienza dei Grayjoy più del dovuto. -I suoi occhi azzurri e freddi si strinsero su quelli eterocromi di Tyrion. -Non voglio rischiare un’altra guerra. Non posso aspettare oltre.

-Capisco, e sono d’accordo! -Aveva risposto il nano, torturandosi le mani al solo pensiero di non vederla per così tanto, sebbene il tragitto fosse enormemente più breve, rispetto a quello che portava ad Approdo del Re. -Ma il tuo Primo Cavaliere non è ancora arrivato, non avrai una scorta, e con Re Jon in viaggio come farai a gestire la nobiltà?

-La nobiltà é stata debitamente avvisata oggi stesso. -Aveva assicurato Sansa. -In quanto alla mia protezione, avrò Arya, Gendry e Brienne.

-Che cosa?!

-Mi ha pregata così tanto che non me la sono sentita di lasciarla qui.

-Jaime non ne sarà felice...ma se anche lei è con te, credo che sarai al sicuro. Ti auguro un buon viaggio.

-Ti ringrazio molto. -

E così, Sansa Stark aveva lasciato il castello con la sua piccola scorta ad appena un giorno di distanza dal Re dei Sette Regni.

 

**Approdo del Re, una luna più tardi.**

La città era inquieta e silenziosa, nonostante fosse pieno giorno.
La Fortezza Rossa era ancora peggio, e la sola presenza di Bran Stark contribuiva a far rabbrividire ulteriormente tutti.
Nel silenzio irreale, le uniche voci che rimbombavano nella Sala del Trono erano quelle del Re di Westeros e dei sette rappresentanti delle Città Libere, in un concilio a porte chiuse che durò sino all’alba del giorno successivo: ci volle tutta la notte per illustrare la situazione del Continente.
La riunione fu massacrante, i presenti non s’interruppero neanche per mangiare, o dormire, e i sette ospiti erano più duri dell’acciaio di Valyria.
Il Degno del Mare e il Leone di Lannister intervenivano a turno, quando Jon era stanco. Persino il Ragno in persona dovette intercedere, e alla fine, quando decisero di porre fine all’incontro, i quattro andarono immediatamente a rifocillarsi alla prima taverna disponibile.
Davos era stravolto: aveva patito la fame prima, era uno dei motivi per cui si era dato al contrabbando, ma dopo tanto tempo non ricordava che fosse così snervante.
Jon era tanto avvilito che la fame non la stava quasi sentendo.
Jaime non accusava una stanchezza del genere dalla notte in cui aveva vegliato il cadavere del Lord suo padre, e sentiva di poter maledire i sette rappresentanti dal primo all’ultimo, uno per ogni Dio.
Di conseguenza, l’unico che pareva perfettamente in salute era Bran, il quale cenò poco e niente.
La taverna intera li stava osservando in tensione sin da quando si erano seduti al tavolino più lurido e cadente che potessero trovare, ma nessuno osò lamentarsi.
Jon stentava a credere che la gente avesse ancora una tale diffidenza nei confronti della corona.
Alla fine della cena, Jaime si alzò e pagò all’oste per tutti e quattro, poi salí alla camera che gli era stata assegnata.
L’indomani avrebbero dormito per almeno tutta la mattina per recuperare le forze, poi avrebbero finalmente lasciato la capitale.

 

**Pyke, fortezza dei Grayjoy.**

Un’altra pesante giornata era giunta al termine.

Finalmente, avrebbe potuto dire Arya Stark, la quale era uscita dalle trattative con Yara Grayjoy così arrabbiata che aveva dovuto affrontare Gendry a duello, non appena arrivata in camera.
Se non fosse stato per Theon, avrebbe affrontato Yara in persona, per riuscire a calmarsi.
Sansa invece dopo essersi riposata un po’ si era diretta nelle stanze che la regina Grayjoy aveva assegnato a Brienne.
La trovó sdraiata su un fianco, con una mano intorno al ventre e l’altra che stringeva la catenina con lo smeraldo verde.
La mano di Sansa andò istintivamente a stringere la propria collana, indecisa de disturbarla o meno.
Insieme ad Arya avevano stabilito di non starle eccessivamente addosso...ma durante la strada, non avevano potuto fare a meno di chiederle ogni tanto se sentisse fame o avesse bisogno di fermarsi un attimo per scendere da cavallo.
Ma Brienne non aveva avuto bisogno di aiuto, o almeno non l’aveva ancora mai chiesto. Aveva sempre mangiato il giusto per non vomitare e tenersi sul cavallo per tutto il tempo necessario, era riuscita persino a fare i turni di guarda tutte le volte in cui avevano dovuto accamparsi per carenza di locande in cui alloggiare.
Al contrario di Arya, la guerriera bionda si era mantenuta stoica durante il suo breve colloquio con Yara e adesso era sveglia, persa nei suoi pensieri.
Sembrava quasi triste.
La Regina del Nord fece per portare una sedia vicino al letto, e solo allora, Brienne si riscosse.

-Sansa! -esclamò, tentando di alzarsi subito. Aveva confidenza con la signora di Grande Inverno, molta, ma non poteva proprio farsi trovare a letto alla sua presenza. -Hai bisogno-

-Non ho bisogno di niente, Brienne. Rimani pure com’eri. -Sansa sedette. -Mi chiedevo se volessi compagnia, visto che sei rimasta un po’ sola in questi giorni.-

Brienne sapeva a cosa Sansa si stesse riferendo: da quando erano arrivate sull’isola, la Regina aveva passato più tempo con Theon che con chiunque altro.

-Non sono sola. C’è sempre qualcuno con me. -esclamò la guerriera, sorridendo con gratitudine. -Ma accettiamo compagnia.

-Come ti senti?

-Strana...sempre più strana.

-Strana come? -la voce di Arya aveva irrotto dalla porta socchiusa. Senza chiedere alcun permesso prese posto al tavolino poco lontano dal letto.

-Stai male? -fece eco Gendry, sedendosi di fronte ad Arya.
Brienne provó un certo imbarazzo nel vederli tutti e tre preoccupati per lei, ma allo stesso tempo, la consapevolezza che le fossero tanto vicini le fece riempire gli occhi di lacrime. Doveva calmarsi, e poi rispondere in maniera decente alla domanda di Gendry.

-No...no, mio lord. Sto bene. -

La minore delle sorelle Stark trattenne una risata. -Non chiamarlo “mio lord”. Non ci crede neanche lui, se se lo sente dire!

-Ha ragione! -convenne il ragazzo. -Siamo parenti, adesso!

-Ti chiedo scusa. Il fatto è che non ho mai avuto un nipote in vita mia e...non so come fare.

-Non devi fare niente che tu non faccia già. -esclamò Sansa.

-E io non mi lamento certo di avere il primo lord comandante donna della storia come zia! -fece eco Gendry, sperando di alleggerire un po’ l’imbarazzo generale.
Brienne sorrise e distolse immediatamente lo sguardo.

-Hai detto di sentirti poco bene, prima. -disse Arya, riportando la conversazione sull’argomento principale. -É per il bambino?

-No, davvero. Sto bene.

-Sono giorni che ti tengo d’occhio.

-Tu cosa?

-Ti ci teniamo tutti, in realtà. -esclamò Gendry.
Brienne sgranó gli occhi.
E lei, che credeva il contrario! Fino a quell’istante era convinta di essere lei, a controllare loro. 

 -Sei ancora più silenziosa di quando ti ho conosciuta. -provó a giustificarsi Arya. - Sembri continuamente sull’orlo del pianto.

-Ma io-

-No. Non sei un peso, non ci stai disturbando e non provare a scusarti. -Ammoní Sansa. -Ma se non ci dici cosa ti turba, noi non ti possiamo aiutare.

-Non sono mai stata facile alle lacrime in vita mia, a meno che qualcuno non me le istighi con la forza. -premise Brienne. -E adesso non riesco più a dominarmi, mi vengono e basta, anche se non ne ho alcun motivo!

-Hai nostalgia di ser Jaime, per caso?-domandò di nuovo la minore delle sorelle.

-No! -

Brienne non voleva parlarne: aveva paura che la nostalgia l’afferrasse per davvero, e allora non avrebbe proprio potuto astenersi dal piangere disperatamente.
E anche se Sansa le aveva già premesso che le sue lamentele non avrebbero disturbato, non voleva annoiare nessuno dei suoi compagni di viaggio.
Ma Arya sembrava interessata, non annoiata. Persino Gendry era di buon umore e propenso ad ascoltare, oltre che a parlare.

-Non succede niente. -disse Sansa con dolcezza. -Non c’é niente di male, se ti manca tuo marito.

-Mi manca, ma nella giusta misura. Siamo già stati più lontani di così, prima... ed io mi sento così da tempo, anche prima che mi sposasse.

-Oh. -la Regina parve capire al volo, ma allo stesso tempo era sconcertata.

La guerriera sbuffò, riacquistando la solita pacatezza che la contraddistingueva da sempre. -Mi rendo conto che è una cosa davvero stupida. Vi assicuro che sono qui per fare il mio dovere, e continuerò a farlo fino alla fine del viaggio.

-È una cosa tutt’altro che stupida. -sentenziò Arya. -Davvero non sai cosa succede alle donne come te?

-Le donne come...me?

-Mia sorella si è espressa male. -esclamò la Sansa. -Che cosa sai riguardo alla tua condizione? -

Brienne arrossì con violenza. Non ne sapeva quasi niente.

-Come pensavo. -commentò la sovrana, vedendola in disperata difficoltà. -Non sto cercando di fartene una colpa, o di imbarazzarti più di quanto tu non lo sia già da sola, davvero. È che mi sembra strano che proprio tu sia così disinformata su una cosa del genere: sei incredibilmente educata, tieni testa militarmente e strategicamente a qualsiasi uomo...eppure-

-So così poco, perché non mi sono mai posta il problema. Secondo la mia septa era già molto, se fossi riuscita a sposarmi. -

In realtà non aveva mai osato sperare che un giorno ci sarebbe arrivata.
E pensare che prima di incontrare Jaime, era convinta che il sesso consistesse nello sdraiarsi e in un paio di sterili spinte.

-Che cosa? -Domandò Arya. Lei, le lezioni con la sua, di septa le aveva sempre odiate con tutta l’anima, ma i meccanismi per concepire i bambini, così come i cambiamenti che interessavano il corpo delle donne, li conosceva sin da piccola.
Quando aveva visto sua madre incinta di Rickon l’aveva ricoperta di domande finché non l’aveva visto nascere.

-Tua madre mi guardò nello stesso modo, quando le posi una domanda sul parto, avete la stessa espressione. -mormorò Brienne con afflizione. -Mi rispose che la parte difficile arriva dopo.

-E questo è tutto ciò che sai?

-Sam mi ha spiegato che per altre cinque lune crescerò, che devo prendere la fialetta se avverto la nausea e anche che cosa devo fare quando arriverà il bambino...ma se mi sento così, ha detto che non può farci niente.

-Ed ha ragione. -confermó Sansa. -Ecco...quello che ti succede, non lo puoi controllare. Le tue emozioni si sono ingrandite, adesso, ed è assolutamente normale sentirsi più deboli, anche se tu non ci sei abituata. Il pianto può sorprenderti in qualsiasi momento: se ti senti nervosa, quando sei triste o arrabbiata, e credo anche quando sei felice. Perché sei felice adesso, vero?

-Non sei l’unica, a sentirsi strana, comunque. -esclamò Gendry. -Io non ho mai avuto una famiglia a parte Arya e l’uomo che mi ha tirato su, e adesso, sapere di avere anche altri intorno mi sembra assurdo. -

Brienne gli sorrise appena, sforzandosi in tutti i modi per non mettersi a piangere per il sollievo: era felice che la sua Regina le stesse spiegando tutto, che stesse rimediando alla sua ignoranza.

-Mia madre piangeva quasi ogni sera, quando era in attesa di Arya.

-Davvero? -chiese incredula la diretta interessata.

-Oh, sì! -

Sansa ricordava chiaramente che appena finita la cena, Catelyn non faceva in tempo a mettere a letto lei e Robb, che le lacrime cominciavano a bagnarle il viso senza alcun motivo.
Era allora, che Ned la stringeva pazientemente e la confortava con tutta la dolcezza di cui era capace un uomo stoico e tutto d’un pezzo come lui.

-Già la facevi disperare prima di nascere! -

Arya fece una smorfia delle sue, mentre Brienne sorrideva di nuovo, e continuò a farlo per il resto della serata, consapevole che il mattino seguente sarebbero partiti per Grande Inverno.

 

**Strada del Re, mezzo ciclo di luna più tardi**

Il viaggio verso il Nord durò più in fretta del previsto: i quattro viandanti avevano subíto giorni interi di pioggia a dirotto, e visto che appena superate le terre dei fiumi, le locande avevano cominciato a scarseggiare fino a sparire del tutto, l’unico riparo che avevano era dovuto ai tendaggi dell’accampamento improvvisato che mettevano in piedi ogni notte per far riposare Bran.
A causa delle bestie feroci che ogni tanto si aggiravano nelle loro vicinanze, Jon, Davos e Jaime si alternavano a fare i turni di guardia, per poi riprendere il viaggio immediatamente all’alba.
Erano quasi arrivati all’Incollatura, quando nel folto del bosco incapparono in una folla di uomini che occupavano qualsiasi passaggio. Arrestarono i cavalli.
Davos propose di deviare per i boschi, ma avrebbero allungato la strada di miglia e miglia e nessuno dei quattro uomini voleva stare sulla strada più di quanto non fosse necessario: erano stanchi.
Ognuno di loro sapeva che, nonostante non si fosse mai lamentato di niente, Bran fosse quello che stava accusando la stanchezza più di tutti.
Il Re dei Sette Regni diede di speroni, ma una coppia di uomini robusti si distaccarono dalla folla.
Il primo era guercio da un occhio, e sembrava inferocito. Si fermò direttamente davanti al destriero di Jon.
Il secondo aveva la lama puntata, bloccò Davos a metà strada e Jaime affiancò immediatamente il carro dove viaggiava Bran.

-Lasciateci passare. -ordinò il sovrano. -Non incroceremo più il vostro cammino, posso assicurarvelo.

-Io ho un’altra proposta: -disse il guercio, estraendo un pugnale ricurvo. Evidentemente non aveva colto la minaccia. -o pagate o vi sventriamo come conigli.-

Se Jon avesse avuto dietro l’esercito, si sarebbe messo a ridere...ma non poteva combattere solo con Jaime, mentre Davos e Bran erano presenti sul campo di battaglia.

-Cosa volete?

-Oro. -

Davos guardò Bran con urgenza, poi Jon, ma il Re dei Sette Regni non aveva più neanche una moneta.
Jaime si allungò per frugare dentro la sacca al fianco di Onore, trovandola vuota: aveva pagato lui l’alloggio alle ultime due taverne in cui avevano sostato settimane prima.

-Possiamo risolverla in pace e con guadagno da parte vostra. -esclamò allora, pregando che nessuno facesse mosse false.

-Ma sentitelo, -rispose l’uomo davanti a Davos, mentre il resto della folla si avvicinava. -questo coglione borioso ci vuole fregare! -

Sotto gli occhi attenti del cavaliere delle Cipolle e di quelli indifferenti di Bran, Jaime smontò lentamente e mosse un passo verso la schiera di spade puntate verso di lui.
Da quella prospettiva, si rese conto che erano circondati.
Jon era assolutamente tentato di spronare il cavallo in avanti ed attaccare, ma Davos lo fermò appena vide che Jaime stava per togliersi il guanto che andava a rivestire la sua protesi.
Confusi, si chiesero entrambi cosa diavolo avesse intenzione di fare, e perché il Leone sembrasse assolutamente sicuro delle sue azioni.
Senza lasciare intravedere la preziosa collana legata polso senza mano, Jaime si tolse la protesi in pochi gesti e la lanciò malamente ai piedi di quegli uomini, come se fosse un pezzo di legno senza alcun valore.
Il guercio ripose il pugnale e la raccolse per valutarla da vicino.

-E questo cosa dovrebbe essere? -sputò con disprezzo.

-È oro, miserabile idiota. -ringhiò il Degno del Mare. Le dita inesistenti andarono a stringersi intorno all’elsa della spada, anche se non aveva la più pallida idea di come usarla. -Non lo riconosci, quando lo vedi?

-Non ci basta, -informò il delinquente. -vogliamo anche lo storpio sul carro, altrimenti passerete a pezzi. E tu, vecchio, pagherai per l’insulto!

-Oro è quello che avete chiesto per farci passare e vi è stato dato. -proclamò Jaime, ancora in piedi davanti a Bran. -Potete fonderlo, rivenderlo, farne ciò che volete e se siete intelligenti fareste bene a portare il vostro culo via di qui il più presto possibile. -

E come per avvalorare le sue parole, un enorme metalupo albino apparve accanto al cavallo del suo padrone.
Era ringhiante e con le zanne all’aria.
Forse, pensò il Leone, era lui, che si aggirava nei pressi del loro appartamento sin da quando erano partiti per il viaggio.
Jon e Davos guardarono il Corvo: aveva tutti e tre gli occhi rivoltati all’indietro, segno che stava controllando Spettro, ma anche in quel caso avrebbero avuto poche speranze contro quei malfattori, che li superavano largamente in numero.
Malgrado non fossero dei soldati, quei bifolchi agguerriti erano risaliti dal Tridente all’Incollatura senza alcun problema, e diversi mesi prima avevano avuto il proverbiale coraggio di attentare alla vita di Lyanna Mormonte e delle sue truppe.
Ci sarebbe voluto un drago al posto di un metalupo, sarebbe stato più utile a fermarli, e in quel momento, l’unica cosa positiva era che gli uomini sembravano intimoriti.
Ma non da spettro: era Bran, che li spaventava.
Tra quei cinquanta, qualcuno aveva addirittura abbassato la spada.

-Se toccate il ragazzo, se osate anche solo guardarlo un istante di più, vi assicuro che finirete le vostre esistenze tra qualche minuto, con la gola aperta. E se proprio insistete a vedervela con uno storpio, -concluse Jaime, mettendo la mano su Lamento di Vedova come avvertimento. -sentiranno le vostre grida fino a Castamere. -

Spettro emise un verso a metà tra un latrato e un ringhio.
Era pronto ad attaccare al minimo ordine.

-Giriamo i tacchi. -Ordinó l’uomo accanto al guercio che aveva parlato prima, cacciandosi la protesi in tasca. -Hanno pagato. -

Spettro tornò mansueto al fianco di Bran con una velocità inquietante.
Jaime risalì a cavallo come se niente fosse, ma avrebbe potuto gridare dal nervosismo.
Non era più un ragazzo.
Non aveva più i nervi tanto saldi come un tempo.
Se avessero dovuto combattere, non si sarebbe risparmiato: anche se a Bran non importava più, la sua vita era un debito che Jaime avrebbe potuto assolvere solo difendendola fino alla morte.
Sarebbe morto volentieri per lui...ma c’era anche Brienne adesso. Il Leone avrebbe voluto rivedere lei e il bambino almeno una volta, prima di lasciare il mondo per sempre.
Ci vollero alcuni minuti perché si liberasse la strada, e dopo aver percorso diverse miglia in silenzio, Jon affiancò Jaime.

-Ser. -Esordí con voce ferma. -Mi spiace che hai dovuto rinunciare...-  

Il Lannister si riscosse, e accigliandosi ricambió il suo sguardo. Gli serví un istante di troppo per capire a cosa si riferisse il suo Re.

-Oh, questa! -Si strinse nelle spalle e continuò a guardare avanti come se niente fosse.

-C’è dell’oro nelle nostre casse! Lo si potrebbe fondere per una nuova mano, credo che Gendry non avrà problemi ad aiutarti.

-Non ce n’è bisogno, maestà. Sarebbe uno spreco inutile, e poi sognavo di liberarmi di quella cosa da anni.

-Ma la tua immagine ne uscirà compromessa. -osservò Davos, manovrando il cavallo di Bran con attenzione. -Come farai adesso?

-Io credo che starò benissimo anche senza. La nobiltà può benissimo girare gli occhi, se la mia visione non la aggrada. -

Magari anche a Brienne non sarebbe dispiaciuto di vederlo finalmente libero da quella dannata protesi pesante.
Jaime non ne aveva più bisogno.
Mentre stringeva il piccolo zaffiro con l’unico pugno, pensò che tutta l’insicurezza che aveva provato, tutta la paura inconscia degli sguardi sprezzanti e il disgusto che avrebbero potuto di nuovo abbattersi su di lui, erano scomparsi nel momento in cui quella testarda donna si era messa al suo fianco. 
Anche se il pericolo era passato, anche se Bran si era addormentato placidamente senza dire una parola, nessuno osò interrompere il rumore della pioggia che aveva ricominciato a percuotere le loro teste, durante tutta la strada che li avrebbe ricondotti a Grande Inverno.