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Lezioni di Seduzione

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Kaori Makimura sospirò mentre puliva un bicchiere che di sporco aveva ben poco, dato che era almeno venti minuti buoni che lucidava lo stesso bicchiere dietro al bancone del Cat’s Eye Cafè, dove spesso e volentieri aiutava i suoi amici Miki e suo marito, Umibozu- detto Umi- quando non faceva da baby-sitter quasi full-time al suo adorato fratellastro e alla mogliettina Saeko o dava una mano all’officina gestita dalla sorella Sayuri, una ex fotografa giramondo, e dal di lei marito, un giovane ed aitante Californiano che la sorellina aveva incontrato mentre lavorava ad un reportage sui surfisti e da cui non si era più separata.

Miki, sua migliore amica già da molti anni, alzò un sopracciglio con fare interrogativo, chiedendosi se fosse il caso di chiedere alla rossa Kaori cosa ci fosse che non andava. Era da un po’ di settimane che la vedeva strana, preoccupata quasi, e più di una volta l’aveva colta in flagranza di reato a sospirare con fare sognante mentre guardava di soppiatto il fratello Hideyuki con sua moglie Saeko ed il piccolo Haru- che, proprio come diceva il suo nome, era la loro grande gioia e la luce della loro vita – o la sorella col consorte.

Kaori non ne aveva parlato con nessuno, ma la croce della sua esistenza era l’orologio biologico. Era ormai fidanzata da fin troppo tempo con Mick Angel, agente dell’Interpol con cui il fratello e la cognata, entrambi detective della polizia di Okinawa, avevano più volte collaborato nel corso degli anni, ed era da quando Mick era tornato per una breve visita un paio di mesi prima che si era intestardita di convincerlo a mettere la testa a posto una volta per tutte e farsi mettere la fede al dito. Peccato che tutte le sacrosante volte che cercasse di attaccare bottone o buttare giù la questione fiori d’arancio capitasse qualcosa: il telefono che squillava, gente che suonava il campanello per andare a trovarli, appuntamenti di lavoro che si protraevano più a lungo del dovuto, una qualche crisi o al Cafè o dal fratello che richiedevano l’intervento di Kaori, che era stufa di vedere le sue amiche e tutti i membri della sua famiglia mettere su famiglia mentre lei era sempre lì ad aspettare il bello e brutto tempo di Mick.

Mick… sospirò, leggermente seccata. Il “cretino biondo”, nonché lo “Yankee” come veniva non molto amichevolmente chiamato da Umi che non sembrava tollerarlo più di tanto (per dei presunti trascorsi tra Mick e Miki, o qualcosa del genere, Kaori non lo sapeva né voleva saperlo), sembrava essere interessato ad essere l’eterno fidanzato. Stare con lei, diceva, faceva sì che lui sapesse di non dover mai cadere in tentazione, perché, parole sue, aveva “un porto sicuro a cui tornare”.

Un porto. Ecco quello che era per lui. In poche parole, poco più di una governante.

Si chiese se fosse il caso di fare come Saeko, che aveva preso in mano le redini della situazione e, complice un corpo che anche lei poteva solo definire da urlo, aveva sedotto il suo “Maki”, conscia che, avesse aspettato che lui facesse la prima mossa, sarebbe stata ancora zitella a settant’anni con lui che la guardava timido e arrossiva al primo sguardo della sua bella.

Ed ecco il tarlo della questione. Saeko, Miki, Sayuri…loro erano belle donne, e avevano sex appeal da vendere, non come lei. Alla morte dei genitori, le sorelle erano state divise, e Sayuri era andata a vivere negli Stati Uniti da un lontano parente, mentre Kaori era stata adottata dai Makimura, l’unica donna in una famiglia di tutti uomini. Nessuno le aveva insegnato tecniche di seduzione, a vestirsi, a camminare coi tacchi, truccarsi… per anni aveva indossato vecchie tute sformate del fratello, con gli uomini che, con suo eterno dispiacere, le tagliavano i capelli, per risparmiare. Loro le avevano passato l’amore per i motori, mentre imparare a cucinare, pulire, cucire era stata una necessità, per non dover vivere di take-away vita natural durante, ma erano giusto quelle tre cose a renderla un po’ più, beh, femmina. Per il resto, Kaori sapeva di essere un maschiaccio e di avere ben poche cose che la accumulavano alle ragazze che conosceva, quindi, nella sua mente, non aveva cose che la rendessero appetibile come moglie. 

Doveva rimediare. Diventare appetibile agli occhi di Mick come Saeko aveva fatto col fratello, ma le ci erano volute settimane per capire cosa fare, o a chi rivolgersi. Poi, però, un pomeriggio, al Cafè, aveva scorto il migliore amico del suo fratellone, nonché suo ex partner ai tempi in cui Hide era in servizio a Tokyo, guardare con sguardo seducente le  clienti del locale, facendole capitolare una ad una. Non era così strano: definire Ryo Saeba un bell’uomo era un eufemismo. Perfino lei, che era fidanzata, lo avrebbe comodamente definito un dio greco, con quel fisico imponente per un Giapponese, le spalle larghe, i muscoli definiti, gli occhi cupi e profondi e quello sguardo un po’ triste e malinconico… Ryo era ormai ospite di Saeko e Hide da un paio di mesi, dopo aver avuto un qualche tipo di incidente sul lavoro- non sapeva cosa fosse accaduto, ma era chiaro che non avesse lasciato conseguenze su quel bel popò di fisico che si ritrovava, che continuava ad fare colpo con tutte le donne che gli capitavano a tiro. Ogni sera lasciava il locale al braccio di una conquista diversa- Kaori ricordava di averlo visto con almeno una dozzina di ragazze diverse, quel donnaiolo impenitente.

Era stato allora che gli occhi color nocciola di Kaori avevano brillato con la luce del sacro fuoco della decisione: chi meglio di un playboy incallito come Ryo poteva consigliarla su come indurre in tentazione un uomo e farlo capitolare? Certo, lui a malapena sapeva che lei esistesse, e al matrimonio del fratello l’aveva letteralmente presa per i fondelli dandole  del travestito, talmente poco abituato era a vederla con una gonna, il che lo rendeva decisamente odioso agli occhi di Kaori, ma… beh, lui sapeva di cosa aveva bisogno una donna per conquistare il suo cavalier servente.

Era un esperto, lui.

Avanti, Kaori, non essere codarda, va’ da lui e chiedigli di aiutarti,  si disse, tentando per l’ennesima volta lo stesso discorso. Peccato che auto-convincersi non fosse facile, specie visto che  temeva che Ryo l’avrebbe nuovamente ridicolizzata per la sua totale incapacità di conquistare gli uomini, e rammentandole che, tolto per la mancanza di certi attributi e la velata presenza di altri, lei era un uomo- quasi fosse stata una colpa crescere con maschi incapaci di farla sentire donna.

Sospirò nuovamente continuando a pulire il bicchiere fino a quasi assottigliarlo e consumarlo. Mick, salvo qualche nuovo caso, sarebbe tornato per fine Aprile, quando si fosse tenuto il festival  Ryukyo Kaiensai,  quando, dall’omino villaggio pittoresco, venivano lanciati meravigliosi fuochi d’artificio che brillavano riflettendo sul limpido mare, e Kaori era decisa a parlargli, e farlo per bene questa volta, niente giri di parole o altro.

E nel caso, avrebbe provato a sedurlo… anche se non  aveva la più pallida idea di come fare. Anche se non aveva alcuna intenzione di chiedere aiuto a nessuno, specie a quell’egocentrico playboy incallito che si portava dietro tutte quelle ochette siliconate di Ryo Saeba.

Avrebbe trovato un modo. Se la sarebbe cavata da sola. Dopotutto, non era forse quello che faceva da una vita?

//////

Ryo aveva sempre adorato Sunset Beach da quando, anni prima, era andato a trovare una volta il suo ex partner durante una breve vacanza; la spiaggia dalla soffice sabbia bianca era situata proprio accanto al cosiddetto Villaggio Americano, il che la rendeva il centro della vita della zona, ma alla sera, quel posto cacofonico e affollato si trasformava, ed i chiassosi turisti lasciavano il posto ai locali, che passeggiavano al tramonto o si godevano le stelle davanti a un bel falò, il che era quello che, sotto sotto, voleva fare anche lui. Era stato considerato il migliore agente del suo distretto, aveva fatto carriera velocemente ed era pluridecorato. Apparentemente, aveva tutto dalla vita- il lavoro dei suoi sogni, una bella casa, e una donna diversa al braccio tutte le volte che usciva, ma dopo l’incidente sentiva che qualcosa era cambiato.

Si sentiva vuoto, come se il terreno gli mancasse improvvisamente da sotto ai piedi. Non era soltanto per la ferita riportata, per essere stato colpito alle spalle dalla pallottola di un collega, un poliziotto rivelatosi marcio fino al midollo in cui Ryo aveva malriposto la sua fiducia, era stato constatare che, una volta risvegliatosi dopo tre giorni di coma, era solo in ospedale. Non aveva più una famiglia, non aveva veri amici, non una donna che tenesse veramente a lui: di reale, nella vita, aveva solo il lavoro, ma ormai, credeva di aver perduto anche quello.

Ryo sospirò, facendo affondare i piedi nella sabbia tiepida, perdendosi in quel meraviglioso spettacolo che era il tramonto sul mare e gettandosi alle spalle pigramente il libro che aveva provato a leggere. Aveva provato a fare ritorno alla stazione di polizia, ma era rimasto pietrificato all’entrata, incapace di compiere un solo passo, terrorizzato di venire nuovamente  tradito da qualcuno di cui si fidava. Il suo mentore, nonché padre di Saeko, gli aveva proposto un nuovo incarico, un lavoro d’ufficio, ma Ryo non pensava di essere pronto per lasciarsi l’azione alle spalle, pensava di essere ancora troppo giovane… amava tropo il brivido dell’indagine per lasciarselo alle spalle così presto, ma se non fosse riuscito a risolvere i suoi problemi, si sarebbe trovato costretto ad accettare quella proposta, che altro non era che il coronamento di una promettente carriera. Sarebbe stato il naturale passo successivo, ma, davvero, lui non lo voleva. Non ancora- nonostante quello che dicevano tutti.

Incluso il suo migliore amico, Maki, che un lavoro di ufficio in polizia adesso lo aveva, avendo preferito scegliere incarichi meno pericolosi dopo le nozze con la bella Saeko, loro ex compagna di accademia e squadra. Maki aveva avuto pochi dubbi quando aveva compiuto quella scelta, ed i pochi che aveva erano spariti quando aveva stretto per la prima volta tra le braccia il figlio, piangendo come una fontana e ringraziando Saeko e lodandola in modo a dir poco esagerato- penoso e patetico, erano state le parole di Ryo.

Eppure, Ryo sapeva che, purtroppo, quel momento sembrava essere giunto per lui, ma a differenza di Maki, che quella scelta l’aveva compiuta di sua spontanea volontà, Ryo la stava subendo, dato che il solo pensare di partecipare ad un’azione lo pietrificava. Erano quasi sei settimane che era ad Okinawa, ospite dei Makimura, ma non riusciva ad accettare che per lui fosse giunto il momento di….. di ritirarsi. Riflettere non lo stava aiutando per nulla.

Sospirò, mogio.

“Ehy, stai attento a dove lanci le cose, deficiente!” Sentì ringhiare da una voce ben poco femminile alle sue spalle, che rimandò al mittente il libro che aveva lanciato pochi attimi prima facendolo sobbalzare ed innervosire non poco.

Ryo vide Kaori, la “sorella” di Maki- sorellastra, era una storia molto lunga-  che lo guardava dall’alto in basso ringhiando come un cane con la rabbia, le mani sui fianchi, il corpo fasciato nel suo tipico abbigliamento da meccanico. Aveva perfino un baffetto di grasso che lo fece sorridere- era proprio un maschiaccio, quella Kaori, e non è che quei ricci ribelli- rosso fuoco, naturali, insolito colore ma carino tutto sommato- che le arrivavano alle spalle aiutassero. Erano così ispidi e ribelli che, più di una ragazza, la facevano sembrare… un camionista, o un travestito, che era poi come l’aveva chiamata al matrimonio di Maki per semplice ripicca.

Ricordava ancora quel giorno come fosse accaduto il giorno prima: Kaori all’epoca aveva diciannove anni, ed era da quando ne aveva quindici o sedici, quando il suo corpo ricordava in tutto e per tutto quello di un maschio, che lui non la vedeva più, e gli era passata di mente. Poi, al matrimonio dei suoi amici, aveva scorto una fanciulla con un grazioso abitino rosa, e l’aveva invitata a ballare, convinto di aver fatto colpo e di aver trovato compagnia per la notte… peccato che lei gli avesse risposto picche, innervosendosi oltre misura perché non credeva che lui non l’avesse riconosciuta – cosa che era accaduta, perché in tre anni Kaori era sbocciata in una bellissima giovane donna dal corpo perturbante- e che si volesse solo prendere gioco di lei, così lui, che non veniva mai rifiutato, aveva detto che, non fosse stato per Maki, non avrebbe mai invitato un mezzo uomo a ballare. Ed era così che erano iniziate le ostilità tra loro.     

Pensò di ignorarla, ma lei lo guardava in silenzio, con un sopracciglio alzato, quasi volesse sfidarlo in qualche modo- come se avesse voluto vedere chi avrebbe ceduto per primo. Beh, lui non lo avrebbe  fatto di certo, anche se stuzzicarla era divertente ed era una delle poche cose che lo facessero sentire vivo e che, per un attimo, gli permettevano di concentrarsi solo sul presente e non su tutto quello che stava capitando nella sua vita.

“Beh, cosa ci fa un maschiaccio come te sulla spiaggia al tramonto? Non dirmi che sotto quelle macchie di unto da motore batte un cuore romantico!” La schernì lui, che si era lasciato cadere sulla sabbia, con le mani incrociate a mo’ di cuscino dietro la testa e gli occhi chiusi.

Buttò giù un boccone a dir poco amaro, e gli occhi gli si spalancarono, quando si rese conto che sì, aveva ceduto alla curiosità e le aveva dato la sua attenzione, nonostante si fosse ripromesso di far cedere lei per prima, ma era stato del tutto incapace di resistere alla tentazione di scoprire cosa lei volesse, ma lei non rispose, e distolse lo sguardo arrossendo da capo a piedi.

Vittoria, pensò Ryo, sorridendo tronfio e soddisfatto, conscio dell’effetto e dell’ascendente che aveva anche su di lei nonostante quella sconfitta inflitta al suo ego sette anni prima. Kaori però si fece forza e lo guardò dritto in faccia, leggermente titubante e ancora con un lieve rossore sulle guance, cosa che stava facendo uno strano effetto a Ryo, facendogli venire strani… pensieri, pensieri che partivano dalle parti basse.

“Devo fare un salto a casa. Miki mi ha chiesto se posso darle una mano al Cafè anche stasera e non posso certo presentarmi vestita così.”

“Vorrei ben vedere. Spaventeresti i clienti conciata così. Sembri un transessuale.” Sghignazzò malevolo, prima di lamentarsi per aver ricevuto un colpo in testa che lo fece trasalire, nonostante non avesse ben capito con che cosa lei lo avesse colpito.

“Brutto idiota maleducato, sono stata a lavorare sui motori tutto il pomeriggio!” Gli ringhiò contro, stringendo i pugni ai lati del corpo. E che corpo, nonostante quello che lui le diceva (e che lei sembrava credere): sì, era macchiata di grasso da capo a piedi, ma gli shorts di jeans mettevano in mostra delle lunghe gambe snelle, e la magliettina fina strizzava un seno procace in cui a lui non sarebbe dispiaciuto affondare il viso, e lascava intravedere alcuni centimetri di pancia perfettamente piatta.

Ryo ingoiò a vuoto, quasi in tralice. Ecco che di nuovo aveva quei pensieri su Kaori, la sorella del suo migliore amico nonché donna che aveva osato rifiutarlo!

“Beh, nessuna bella al braccio stasera? ” lei gli chiesa, fredda, tentando di apparire disinteressata. Non che con lui funzionasse- nonostante tutto, di donne ne capiva, e nelle ultime settimane si era reso conto di capire bene soprattutto quella rossa tutto pepe con cui adorava bisticciare.

“Perché, vuoi il tuo turno a provare la mercanzia?” le chiese, sapendo bene come avrebbe reagito- certo, era un maschiaccio, ma era tenera, innocente, e da come si rapportava con gli altri, Ryo era quasi del tutto certo che fosse innocente sotto tutti i punti di vista. Se a ventisei anni era ancora una verginella innocente, la sola menzione del sesso per lei doveva essere a dir poco scioccante e cause di non poco imbarazzo.

Kaori non gli rispose, e Ryo alzò gli occhi per scrutarla. Pareva… angosciata, e Kaori non si era mai permessa di farsi vedere in quello stato da lui, mai. Era troppo orgogliosa per permettere una cosa simile, non gli avrebbe mai dato un’arma in più per il suo già ricco arsenale di batture e commenti di dubbio gusto.

“Beh, si può sapere cosa cavolo hai che non va?” Le chiese, un po’ seccato, per mascherare un… qualcosa che gli bruciava nel petto. Preoccupazione, forse? Chissà, ma non certo per quella piccola vipera- più per il fratello, probabilmente.

Anzi, ne era certo: doveva essere così! Sì, sì, sono preoccupato per Saeko e maki, non di certo per lei, che mi tratta come una pezza da scarpe!

“Vorrei assumerti.” Disse lei tutto d’un fiato.

“Assumermi? Ma per favore!” Ryo ridusse gli occhi a due fessure, non capendo dove volesse arrivare la rossa. “Spiacente, ragazzina, ma non faccio l’investigatore privato, sono un vero poliziotto, io, non un dilettante che gioca a fare l’Ispettore Callaghan.”

Kaori si irrigidì, desiderosa di colpirlo di nuovo come una novella dea della vendetta.. “Non sai nemmeno cosa ti voglio chiedere.”

“Beh, vado per esclusione: non so fare cocktails, il caffè, cappuccino o altre bevande, e a malapena so cambiare la ruota della mia Mini se buco. L’unica cosa che potrei fare è o aiutarti a risolvere qualche mistero che passa per quella tue testolina bacata, o insegnanti a sparare, ma non ho intenzione di fare nessuna delle due, quindi… hasta la vista!”

Lei sospirò, scuotendo lieve il capo, facendo muovere nell’aria quei ciuffi ribelli. Si era alzata una leggera brezza, e oltre all’odore di olio di motore, alla narici di Ryo giunse anche quello di vaniglia. Sentì un rimescolio nelle parti basse, segno che qualcuno si stava risvegliando, e ingoiò a vuoto di nuovo, stringendo i denti per togliersi quelle dannate idee dalla testa.

No, no, e poi no! Non Kaori Makimura! Non la sorella del mio migliore amico! Si ripeté mentalmente. Poi lei, nonostante fosse femmina - e che femmina!- di femminile aveva poco o nulla, e a lui piacevano le vere ragazze!

“Voglio che tu mi insegni a sedurre un uomo.” Lei sussurrò, mordendosi le labbra e guardandosi i piedi, che calzavano modestissime sneakers che dovevano essere state un tempo bianche.

Lui la fissò a bocca  aperta, con gli occhi che gli uscivano dalle orbite. "Tu... tu vuoi…”

Non riusciva neppure a finire la frase. Cioè… era davvero appena successo? Davvero lei voleva che… e poi, cosa voleva dire esattamente on… cosa sia spettava che lei gli insegnasse che… che lui fosse il suo maestro nel…

Il rimescolio delle parti basse, che fino a quel momento Ryo era stato ancora capace di tenere a bada, si fece ancora più forte mentre la sua mente veniva inondate di immagini a luci rosse molto esplicite di lui e della bella rossa, il tipo di cose per cui il suo migliore amico gli avrebbe, come minimo, tagliato gli attributi, avesse mai saputo cosa pensava della cara sorellina, e Ryo si schiarì la gola, risistemandosi per rendere il rigonfiamento all’altezza del cavallo dei jeans meno evidente.

“Sì,” gli ripose, lasciandosi cadere al suo fianco sulla sabbia e drizzando le spalle, guardando dritta di fronte a se e rifiutandosi di incontrare il suo sguardo. Sbuffò, seccata, nonostante le sue guance fossero ancora leggermente arrossate. “Senti, Ryo, ho ventisei anni. Quasi tutte le mie ex compagne di liceo sono sposate, e voglio farlo anch’io.”

“Vuoi sposarti?” la parola gli uscì dalla bocca quasi fosse stata un crimine: cosa c’era di bello nel matrimonio, nel legarsi per sempre ad una persona senza avere la certezza che sarebbe durato? Magari faceva per qualcuno, come Maki, ma non per lui (nonostante tutti provassero in continuazione a farlo accasare): preferiva di gran lunga essere l’amico di letto di tutte. “Cosa c’è di male ad essere single?”

“Beh, scusa tanto se io non sono come te e voglio qualcosa di più di semplici avventure di una notte. Io voglio sposarmi e farmi una famiglia!”

Ryo continuava a guardarla con gli occhi fuori dalle orbite, massaggiandosi il collo. Esattamente, cosa voleva da lui? Lui ed il matrimonio erano agli antipodi!

“Quindi… cosa vuoi? Che ti insegni ad acchiappare qualche ignaro turista?” le chiese, malandrino, sul punto di scoppiare a ridere.

“No!” Arrossì lei. “No, io… io ho già qualcuno.”

Gli occhi di Ryo tornarono a farsi due fessure,  mentre scavava nei meandri della sua mente per capire se avesse potuto, nelle settimane precedenti, incontrare qualcuno che potesse essere il potenziale fidanzato di Kaori, ma non gli venne in mente nessuno. “L’ho già incontrato?”

“Uhm… forse, non ne sono certa.” Kaori si mise un dito sotto al mento e si mise a pensare, concentrata. “Mick Angel? Lavora per l’Interpol, me l’ha presentato mio fratello quando ha seguito un caso qui ad Okinawa.”

Gli occhi di Ryo tornarono ad uscire dalle orbite.

Sì, conosceva Mick Angel, come molti nel loro settore: ex detective della Polizia di Los Angeles, aveva militato nella Prima Squadra Omicidi, ed era quasi morto per salvare numerose vite in un attentato, quando un uomo, furibondo per non essere stato ritenuto psicologicamente adeguato all’accademia di polizia, aveva approfittato del funerale di due poliziotti per tentare di distruggere l’intera struttura di polizia (e di governo locale) di Los Angeles. Mick aveva fatto così strada, ottenendo un incarico all’Interpol, che lo aveva portato fino in Giappone, dove, tra gli altri, aveva collaborato… con lui. Mick era leggermente egocentrico, ma aveva un buon cuore, tutto sommato erano buoni amici e compagni di bevute e partite a poker o biliardo in giro nei locali.

“Beh, ecco, Mick ed io siamo ormai fidanzati  da un po’…” disse lei, timida, giocherellando con la sabbia con i piedi, stupendolo. Si chiese se Mick sapesse di essere fidanzato con Kaori, che sì, aveva un fisico invidiabile, ma non sapeva come sfruttarlo e aveva lo stesso sex appeal di un sacco di patate vecchie. “Abbiamo sempre detto che ne avremmo riparlato, ma credo che adesso sia il momento giusto.”

“Per sedurlo.” Ryo scandì le parole, quasi stesse parlando con un bambino. “Per convincerlo a sposarti.”

“Il nostro rapporto dovrebbe essere appassionato, ma Mick mi tratta come se fossi una bambola di porcellana, e io sono stufa marcia dei suoi bacetti! Quel cretino deve ficcarsi una volta per tutte in quella sua zucca vuota che io sono una donna fatta di carne e sangue con dei bisogni, e non sua sorella!” Gli disse lei, stringendo i denti, risoluta e leggermente arrabbiata. Giusto leggermente.

Ryo sospirò. Se pensava di sedurre Mick Angel con quell’atteggiamento, partiva male. Non era certo rivolgendosi a lui così che lo avrebbe conquistato!

“E tu…” scandì Kaori, sghignazzando malevola. “Per quanto mi duole ammetterlo, tu sai come si conquista qualcuno. Lo sanno tutti che ti porti a casa ogni sera una ragazza diversa! Quindi, voglio che tu mi insegni cosa fare per conquistarlo una volta per tutte!”

Ryo sospirò, ripetendo quello che a Kaori pareva ormai ovvio e assodato. “Tu vuoi che io ti insegni a sedurre. Il tuo ragazzo.”

“Voglio che quel cretino mi veda come una donna! Tra un paio di settimane verrà in vacanza sull’isola per il festival dei fuochi d’artificio di primavera, e io voglio approfittarne per fargli capire che è ora di passare al livello successivo!”

Ryo alzò un sopracciglio, cercando di capire come diavolo stessero girando le ruote nel cervello di quella ragazza. “Ma, scusa, perché non glielo chiedi tu? Sei una ragazza moderna, al giorno d’oggi mica è uno scandalo se è la donna a proporre il matrimonio!”

“Non ho intenzione di supplicarlo di sposarmi!” Sibilò lei, convinta. “Mick vuole sposarmi, lo so, ma non se n’è ancora reso conto, e io non so da che parte cominciare. Per questo mi serve il tuo aiuto!”

Ryo sospirò. “Sei leggermente pazzerella se pensi che sarei in grado di fare di te una maestra di seduzione in meno di due settimane.”

“Hai ragione,” lei alzò il mento, con gli occhi che le brillavano. “Forse non sei in gamba come credevo. Devo essermi sbagliata.”

“Rimangiatelo subito!” Ryo praticamente sbraitò, incapace di incassare un colpo che lo andasse a ferire là dove più contava, nelle sua arti seduttive.

Fissò quel sorrisetto malandrino, quei grandi occhi color nocciola ed i capelli rossi ribelli, e per la prima volta da tempo, mentre litigava con lei, si sentì…. Vivo. Emozionato. Curioso. Come quando indagava su un caso particolarmente interessante.

“D’accordo,” acconsentì, quasi urlando le parole, neanche fosse stato ferito nell’orgoglio . “Ci sto!”

Al colmo della gioia, Kaori gli si lanciò addosso, con le braccia al collo di lui, squittendo, cinguettando, ricoprendolo di ringraziamenti mentre entrambi cadevano sulla tiepida sabbia, in una posizione a dir poco equivocabile che li portò a cadere uno sull’altro, con i seni della rossa a diretto contatto col torace di lui, coperto solo da una maglietta rossa e lei che gli stava praticamente a cavalcioni, rischiando di rendersi conto di che effetto quello stretto contatto facesse al giovane uomo.

Rossa in volto ed imbarazzata, Kaori si alzò, continuando a ringraziarlo, e tutta eccitata corse verso casa salterellando, mentre Ryo si coricò prono, onde evitare di mostrare cosa gli era capitato quando Kaori gli era saltata in grembo a tutti quelli che passavano, ed essere arrestato per pubblica indecenza- ci mancava solo quella per rendere il suo curriculum un disastro e mettere a repentaglio il suo incarico!

Nascose il capo nella sabbia, letteralmente, e sospirò, piagnucolando, maledicendosi per il suo dannato orgoglio e per l’effetto che quella “ragazzina” aveva su di lui.

Ma
in che razza di guaio si era cacciato?